07 aprile 2014

Canestrelli

Questa ricetta mi è stata passata da Virginia qualche anno fa. Avevo visto le foto dei suoi canestrelli fatti in casa e le chiesi il procedimento per prepararli. La ricetta è tratta dal quaderno di ricette della sua bisnonna (!) ed è semplicissima. Il risultato sono dei biscotti friabili e assolutamente deliziosi, l'ideale per la colazione o per accompagnare una tazza di té.
Grazie ancora Virginia! :)
CANESTRELLI di VIRGINIA

  • 240 g burro a temperatura ambiente
  • 100 g zucchero a velo
  • 4 tuorli sodi
  • 200 g fecola di patate
  • 200 g farina
  • 1 pizzico di sale
  • aroma naturale di vaniglia
  • zucchero a velo per lo spolvero
Far bollire 4 uova per 5-6 minuti e poi passare al setaccio i tuorli. Lavorare il burro morbido con una forchetta e quando sarà abbastanza cremoso unire lo zucchero e i tuorli setacciati. Setacciare la farina, la fecola e il sale e unirli all’impasto. Impastare fino a formare una palla, mettere in frigo avvolta con la pellicola e lasciarla riposare un’ora.
Stendere la pasta a uno spessore di circa 7 mm e ritagliare i biscotti. Cuocere in forno caldo a 180° per circa 15-20 minuti. Appena i bordi si scuriscono, sfornare e lasciar raffreddare su una gratella. Una volta raffreddati, cospargere con zucchero a velo.

17 dicembre 2013

La lettera

Senti… ho provato a scrivere tutto quello che c’è tra me e te, tutto quello che penso, che provo, che sento, che spero, che giuro, che voglio, che imbroglio, che credo di aver capito, che so di non aver capito e che comunque che.

Poi ho tolto tutto quello che non è essenziale, tutto quello che fa paura, tutto quello che non è sincero, tutto quello che non è vero, tutto quello che non importa, tutto quello che non conta, tutto quello che può essere frainteso, conteso, mistificato, dimenticato, perso: insomma tutto quello che.

Alla fine è rimasto questo: 
Sono felice quando sei felice, sono triste quando sei triste. E quando non ci sei mi manchi.
Un bacio.
Da "La lettera" di Carlo Lucarelli 

16 ottobre 2013

Irish Soda Bread per il WBD 2013

World Bread Day 2013 - 8th edition! Bake loaf of bread on October 16 and blog about it!
World Bread Day 2013. Anche quest'anno non voglio perdere questa festa. Centinaia di bloggers oggi faranno un pane e posteranno la ricetta sul loro sito web. Il pane qui a casa si continua a fare abbastanza regolarmente, alternando pani classici a esperimenti che spesso riescono bene, altre meno. Ma il risultato è sempre buono e non si butta mai via nulla.


Per quest'anno ho scelto un pane un po' particolare, diverso dai pani ai quali siamo abituati qui a casa: il Pane irlandese di soda.

Le giornate si stanno accorciando, il cielo ultimamente è grigio, l'aria più fredda. Questo pane mi riporta all'estate appena finita e al mio indimenticabile viaggio in Irlanda. Il pane di soda è il pane tipico dell'isola di smeraldo e l'ho gustato tutti i giorni a colazione, spalmato di marmellata, e/o a pranzo, in accompagnamento a un buon piatto di minestra o di seafood chowder. E' un pane lievitato grazie alla combinazione di bicarbonato di sodio e latticello, non necessita di un riposo e quindi è una preparazione estremamente veloce. Si impasta, si forma la pagnotta e si inforna per circa mezz'ora. In pochissimo tempo si potrà portare in tavola una pagnotta profumata e gustosa, perfetta per accompagnare qualsiasi piatto.

La ricetta l'ho presa da un librino acquistato proprio durante la mia vacanza, in una libreria di Galway.

BROWN SODA BREAD

da: Ruth Isabel Ross, Irish Baking Book, Gill & Macmillan, Dublin, 2003
  • 125 g farina bianca 
  • 350 g farina integrale 
  • 1 e 1/4 cucchiaini di bicarbonato di sodio 
  • 1 cucchiaino di sale 
  • 250 ml latticello
Mescolare tutti gli ingredienti asciutti in una ciotola. Fare un buco al centro e versare gradualmente il latticello, mescolando con un coltello. Lavorare poi rapidamente l'impasto con le mani. Deve risultare un impasto abbastanza sostenuto e elastico.Formare una pagnotta rotonda. Incidere due tagli a croce con un coltello. Mettere su una teglia e cuocere in forno caldo a 200°C per circa 35 minuti. La pagnotta deve suonare cava picchiettando il fondo. Avvolgere immediatamente in un panno e lasciar raffreddare su una griglia.
La farina integrale che ho usato è farina irlandese specifica per questo utilizzo. E' un'integrale piuttosto grossolana, molto profumata. A sentirecosa mi disse la signora della libreria dove acquistai questo volumetto, per fare un vero irish soda bread, è indispensabile la farina irlandese.

Irish Brown Soda Bread

20 luglio 2013

Dolmadàkia o Ντολμαδάκια

Con una biblioteca traboccante di libri, cerco -faticosamente- di non acquistare altri volumi. O almeno ci provo. Se per i romanzi e i saggi ho risolto il problema di spazio con il kindle, per i libri di cucina, l'avere il libro reale, in pagine e copertina, è essenziale.


Una collana che amo molto, i cui volumi non esito mai a comprare, è quella de "Il lettore goloso", diretta da Allan Bay. Col tempo, ho preso tutti i volumi che la compongono, e ogni volta che ne esce uno nuovo, mi fiondo in libreria. Sono libretti maneggevoli, semplici e essenziali, però sempre pieni di ricette valide e interessanti. Sono un piacere anche solo da leggere, come fossero saggi, avendo capitoli di approfondimento ricchi di informazioni. L'ultimo uscito tratta di cucina greca ed è scritto dal bravissimo chef Jean-Michel Carasso, curatore anche del blog "Cucinare lontano". Mi piace molto la cucina ellenica, questo suo essere semplice e gustosa allo stesso tempo, per certi aspetti simile alla cucina dell'Italia meridionale, ma arricchita da elementi di origine orientale. Appena ho saputo di questa pubblicazione, quindi mi sono precipitata nella libreria di fiducia e ne ho presa una copia.

Il libro non ha deluso le mie aspettative: tante ricette, ben spiegate, quasi tutte molto facili.

Dopo una prima lettura, ho scelto di iniziare da un grande classico della cucina greca: gli involtini di foglie di vite con il riso. Ero un po' preoccupata per la realizzazione degli involtini, ma alla fine realizzarli è stato molto più facile del previsto. Mi raccomando solo di usare foglie di vite che non abbiano subito trattamenti!
DOLMADAKIA o involtini di foglie di vite freddi ripieni di riso
da: Jean-Michel Carasso, La cucina Greca, Ponte alle Grazie, Milano, 2013
Ingredienti per 6 persone:
  • 24 foglie di vite non trattate, fresche e tenere, o in salamoia, e un'altra decina per foderare il fondo della pentola
  • 350 g di riso lungo
  • 1 cipolla media
  • 1 mazzetto di aneto fresco tritato finemente
  • 10 foglie di menta tritate finemente
  • il succo di mezzo limone
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe
In una pentola, fate appassire la cipolla tritata finemente con un po' d'olio. Aggiungete il riso, l'aneto, la menta, il sale e il pepe, il succo di limone e 1 bicchiere d'acqua, e cuocete il riso girando con il cucchiaio di legno fino a quando tutto il liquido sarà assorbito. Lasciate raffreddare il riso. Sciacquate bene le foglie di vite in salamoia, o scottate in acqua bollente salata le foglie fresche per 5', delicatamente. Fatele raffreddare e asciugare su un panno pulito. Quando il riso è freddo, preparate gli involtini. Stendete una foglia di vite sul piano di lavoro con la parte più liscia sotto. Mettete 1 cucchiaino colmo di ripieno al centro della foglia. Arrotolate l'involtino partendo dal basso, fino a ricoprire il ripieno, quindi ripiegate i bordi laterali verso l'interno. Continuate a formare l'involtino arrotolandolo dal basso, fino ad ottenere un cilindro piuttosto stretto (non dovrà aprirsi durante la cottura). Foderate con le altre foglie di vite il fondo di una pentola abbastanza capiente per contenere gli involtini. Trasferiteli nella pentola e copriteli a filo con acqua. Incoperchiate la pentola e lasciate cuocere a fuoco molto basso per almeno mezz'ora. Servite i dolmadàkia freddi con spicchi di limone da spremere a piacere.
Dolmadàkia

Buoni, anzi: deliziosi. Freddi di frigo sono un piatto perfetto per l'estate: fresco, leggero e saziante. Le erbe aromatiche e il succo di limone rendono gli involtini davvero rinfrescanti e gustosi al palato.

13 luglio 2013

Grissini del riciclo

Dopo due settimane di ferie, ho ripreso il mio lievito naturale dal frigo, dove era rimasto durante la mia assenza, ed ho fatto un paio di rinfreschi "a vuoto" per rinvigorirlo un po'. Mi sono ritrovata quindi con un discreto quantitativo di pasta madre di scarto, teoricamente da buttare. Solo teoricamente perché in realtà esistono molte ricette ad hoc, proprio per riciclare gli avanzi di lievito naturale ed evitare di doverli buttarli via.

Quindi questa mattina mi sono messa alla ricerca di una nuova ricetta da provare. Di solito quando ho della pasta madre in più, preparo il pane-piadina in padella, simile al chapati indiano, come spiegato qui sul sito "Il pasto nudo".

Però poi sono capitata su questa pagina e l'idea di farne dei grissini mi ha subito ispirata. In più il procedimento è davvero semplicissimo, e permette di smaltire un bel quantitativo di lievito. Ho modificato leggermente la ricetta originale per adattarla al mio lievito che è al 100% di idratazione.


GRISSINI DEL RICICLO
adattata da I pasticci di Terry 
  • 300 g lievito naturale al 100% di idratazione
  • 310 g di farina di grano tenero
  • 40 g di olio extra vergine
  • 1 cucchiaino di sale fino
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 55 g di acqua
  • semola di grano duro per lo spolvero
Sciogliere il lievito nell'acqua, aggiungere gli altri ingredienti e mescolare bene. Deve risultare un impasto non troppo duro che non si appiccichi alle mani. Lavorando un pezzo di impasto alla volta sul tavolo cosparso di semola, stendere col mattarello in una sfoglia non troppo sottile. Tagliare lunghe strisce con la rotella tagliapizza, larghe circa mezzo centimetro. A piacere arrotolarle o lasciarle lisce, stirandole un po' tirando delicatamente le due estremità. Disporle sulla teglia e infornare subito in forno già caldo a 190°C per circa 20-25 minuti, finché sono ben dorati.
Facili e veloci da fare, e sono anche molto buoni. A piacere si possono aggiungere all'impasto semini, erbe tritate o altri aromi. Io questa volta li ho lasciati semplici, senza nessuna aggiunta.

05 giugno 2013

Sour Cream Marble Cake


Domenica sera tranquilla a casa. Decido di preparare un dolce da portare l'indomani in ufficio, per la gioia dei miei colleghi. Dopo un rapido esame degli ingredienti che ho a disposizione, decido di fare questa torta, complice il fatto che ho in frigo un vasetto di panna acida. La panna acida, da me rabboccata con yogurt intero perché non ne avevo abbastanza, rende questo dolce morbido e profumato. E' una torta semplice, bella e buona, l'ideale per accompagnare il -pessimo- caffè di metà mattina.

Il libro fonte della ricetta è un bellissimo volume, pieno di ricette di torte e dolci che sanno "di casa", di pigre colazioni fatte in pigiama, di merende casalinghe con una buona tazza di tè.

Con queste dosi sono riuscita ad ottenere una grande ciambella, portata in ufficio (quella della foto), e un piccolo plumcake, lasciato a casa per il mio babbo e mio fratello.

SOUR CREAM MARBLE CAKE
da: Carole Walter, Great Coffee Cakes, Sticky Buns, Muffins & more, Clarkson Potter Publishers, New York, 2007
marmorizzatura
  • 3 oz cioccolato fondente tritato grossolanamente
  • 4 cucchiai di burro
  • 3 cucchiai di cacao amaro
  • 2 cucchiai di Golden syrup
  • 3 cucchiai d'acqua
  • 1/4 cucchiaino di bicarbonato di sodio
impasto
  • 2 e 1/2 cups di farina
  • 1 e 1/2 cucchiaini di lievito chimico per dolci
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 1 e 1/4 cups di panna acida
  • 1/4 cup di latte
  • 1 e 1/2 cucchiaini di estratto di vaniglia
  • 6 oz di burro
  • 1 e 1/2 cups di zucchero semolato
  • 4 uova grandi
  • zucchero a velo
Preriscaldare il forno a 180°C. Preparare uno stampo a ciambella (o più stampi) con burro & farina o con carta forno.
Preparare il cioccolato per la marmorizzatura: Sciogliere il cioccolato e il burro a bagnomaria, unire il cacao, l'acqua e lo sciroppo mescolando con un cucchiaio finché è tutto ben omogeneo. Togliere dal fuoco e aggiungere il bicarbonato. Tenere il composto sulla pentola d'acqua calda, così da mantenerlo tiepido.
In una grande ciotola, mescolare bene la farina, il lievito, il bicarbonato e il sale. In un'altra ciotola, mescolare la panna acida, il latte e l'estratto di vaniglia.
Tagliare il burro morbido a pezzetti e montarlo nella planetaria o con un mixer per almeno 2 minuti, poi aggiungere poco alla volta lo zucchero semolato e mescolare bene, ci vorranno quasi dieci minuti. Unire quindi le uova, uno alla volta. A questo punto iniziare a aggiungere gli ingredienti secchi alternandoli con quelli liquidi, sempre montando bene con la planetaria o le fruste elettriche.
Alla fine, prelevare 1 cup e 1/2 dell'impasto e a questo aggiungere il composto di cioccolato, mescolando bene per amalgamare il tutto.
Versare circa la metà dell'impasto chiaro nello stampo preparato e distribuirlo uniformemente con l'aiuto di un cucchiaio. Sopra l'impasto chiaro, mettere circa un terzo dell'impasto scuro, coprendo bene lo strato sottostante. Ripetere l'operazione con circa metà del rimanente composto chiaro, il resto di quello nero e coprire con quello chiaro. Inserire un coltello da tavola nell'impasto e muoverlo tutt'attorno per creare l'effetto marmorizzato.
Cuocere in forno per 55-60 minuti, controllare la cottura con la classica prova stecchino. Quand'è cotta, lasciarla 15-20 minuti ancora nello stampo e poi sformare e mettere a raffreddare su una gratella.
A piacere, spolverare di zucchero a velo prima di servirla.

Davvero buona, in ufficio è durata poco.

05 aprile 2013

Pane no-knead con lievito naturale

Nuova ricetta di pane secondo il metodo no-knead, messo a punto da Jim Lahey. Questa volta però l'ho modificata utilizzando invece del lievito di birra, il mio fedele lievito naturale. Il risultato è stato di nuovo eccezionale!
La ricetta alla quale mi sono ispirata è questa.
PANE NO-KNEAD CON LIEVITO NATURALE
adattata da ThreeTastes, dosi per una pagnotta di circa 500 grammi

  • 40 g di lievito naturale al 100% di idratazione, rinfrescato
  • 355 g acqua a temperatura ambiente
  • 340 g farina forte per pane
  • 112 g farina integrale
  • 1 cucchiaino di sale
  • farina di mais e/o semola di grano duro per lo spolvero
In una ciotola, stemperare bene il lievito nell'acqua e mettere da parte.
In una ciotola più grande, possibilmente di quelle con il coperchio, mettere le farine e il sale. Unire il lievito e l'acqua e mescolare con un cucchiaio di legno finché si ottiene un impasto omogeneo. Bastano pochissimi minuti. Coprire la ciotola e lasciare a temperatura ambiente per 18 ore.
E' possibile rallentare la fermentazione mettendo l'impasto in frigo, dove si potrà lasciare più giorni. In questo caso, prima di procedere, lasciar raggiungere la temperatura ambiente per un'ora.
Rivestire un colapasta o un cestino con un canovaccio pulito e cospargere generosamente con la farina scelta per lo spolvero. Cospargere di farina il piano di lavoro e versare l'impasto. Delicatamente procedere con due serie di pieghe, senza schiacciare troppo la pasta. Formare una palla e deporla nel canovaccio preparato, con la chiusura sotto. Coprire con pellicola e lasciar riposare un'ora e mezza.
Trascorsa la prima ora, accendere il forno a 260°C con dentro la pentola di ghisa col coperchio dove verrà cotto poi il pane. Dopo mezz'ora, abbassare il forno a 230°C, prendere la pentola. ATTENZIONE perché è molto calda! Delicatamente ribaltare il pane dentro così che la chiusura ora sia in alto. Mettere il coperchio e infornare. Dopo 30 minuti, abbassare il forno a 200°C e togliere il coperchio. Lasciar cuocere il pane ancora 15-20 minuti. Testare la cottura battendo con le nocche sulla base della pagnotta: se suona cavo è cotto.
Lasciar raffreddare bene su una griglia prima di tagliarlo.
Come si può vedere dalle foto, il pane è venuto benissimo e con un'alveolatura spettacolare. La crosta è croccante, il profumo e il sapore ottimi, grazie alla lunga lievitazione che permette di migliorare notevolmente le caratteristiche organolettiche.
Sono davvero molto soddisfatta! Mi sa proprio che non abbandonerò più questa tecnica.

Guardate che buchi!
Guardate che buchi!
Questo pane comparirà anche su Yeastspotting.

30 marzo 2013

No-knead pan brioche

Con qualche anno di ritardo, sono arrivata anche io a cimentarmi con i famosi pani "no-knead", metodo inventato da Jim Lahey, proprietario della Sullivan St Bakery, e portato a conoscenza al grande pubblico grazie a un articolo di Mark Bittman sul New York Times, nel 2006.
In realtà, anni fa avevo fatto un esperimento. Ma complice l'inesperienza nella panificazione (ero alle prime armi con lieviti e farine), il risultato era stato molto deludente e avevo accantonato tutto.

Recentemente, grazie a una videoricetta del mitico Vittorio di vivalafocaccia.com, ho riscoperto questo sistema e ho deciso di ritentare. Il pane che ho sfornato è stato un successo: ben lievitato, una crosta bella croccante, ben cotto. Sembra incredibile riuscire a portare in tavola un pane di questo tipo con il minimo lavoro di impasto, quasi nullo. Dopotutto si tratta appunto di un pane "no-knead".

Dopo questa prova ben riuscita, sono capitata su un'altra ricetta, stesso sistema: il no-knead pan brioche, pubblicata da Elena di Comidademama. Potevo non provare?
E il risultato, neanche a dirlo, di nuovo al di sopra di qualsiasi aspettativa, tenendo conto che per questa brioche non serve un'impastatrice, una planetaria o un lungo impasto a mano. Pochi minuti per amalgamare gli ingredienti e poi solo la pazienza di aspettare almeno 24 ore prima di finire la formatura e cuocere il tutto.
Pazienza ripagata ampiamente dal risultato: una brioche morbidissima, sofficissima e profumata.

Brioche senza impasto
ricetta di ComidadeMama, adattata (con qualche modifica) dalla versione di Tukiadattata a sua volta (con qualche modifica) da Five-minute bread di J. Hertzberg e Z. Francois.
Ingredienti per stampo rettangolare da plumcake lungo 30 cm:
  • 250 g di farina Manitoba 
  • 75 g di acqua tiepida 
  • 11 g di lievito fresco 
  • 50 g di zucchero o di miele liquido 
  • 2 uova a temperatura ambiente 
  • 100 g di burro, sciolto a bagnomaria e fatto raffreddare 
  • 1 pizzico di sale
per guarnire:
  • un tuorlo
  • un cucchiaio di latte
  • granella di zucchero
Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida. In una ciotola raccogliere tutti gli ingredienti, evitando di far entrare in contatto sale e lievito. Mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo. Coprire la ciotola con una pellicola per alimenti e lasciare lievitare per 2 ore. Trasferire la ciotola coperta in frigorifero e lasciare riposare per un minimo di 24 ore fino a un massimo di 5 giorni [io l'ho lasciato in frigo 3 giorni, N.d.A.]. Estrarre l’impasto dal frigorifero, modellare la pasta a forma di treccia. Trasferire la treccia in uno stampo rettangolare da plumcake lungo 30 cm rivestito di carta da forno. Lasciare lievitare in ambiente caldo per un paio di ore.
Riscaldare il forno a 180°C.
In una ciotolina sbattere il tuorlo con il latte e spennellare la superficie della treccia. Cospargere di granella di zucchero e infornare a 180°C per 25-30 minuti, fino a raggiungere una doratura ottimale.
Questo pane comparirà anche su Yeastspotting.

12 febbraio 2013

Biscotti leggeri delle Sorelle Simili


Classici biscotti semplici da colazione. Veloci da preparare, pochi ingredienti e cottura rapida. Sono davvero leggeri grazie al bicarbonato d'ammonio. Durante la cottura l'odore di ammoniaca è inquietante, ma cuocendo evapora completamente senza lasciare nessuna traccia nei biscotti, garantito!

La ricetta è tratta dal librino delle Sorelle Simili "Pane e roba dolce".
BISCOTTI LEGGERI
  • 500 g di farina (questa volta ho usato 400 g di farina e 100 g di fioretto di mais)  
  • 150 g di zucchero
  • 100 g di burro morbido
  • 15 g di bicarbonato d'ammonio
  • 2 uova e 1 tuorlo
  • 2 cucchiai di latte
  • 1 pizzico di sale
  • chiara d'uovo e zucchero per decorare
Fate la fontana, mettete al centro lo zucchero, le uova, il tuorlo e il burro, amalgamare poi unite il bicarbonato d'ammonio stemperato nel latte e un pizzico di sale. L'impasto deve essere un poco sostenuto. Tirare delle sfoglie quadrate o rettangolari di circa 3 mm, pennellate con la chiara e spolverate con un poco di zucchero, tagliate a quadrati non troppo grandi. Cuocete in forno a 180° per 15-20 minuti: è meglio cuocerli con la cartaforno.

da Sorelle Simili, Pane e Roba dolce, Vallardi, 2003
Come ho scritto, questa volta li ho fatti con un po' di farina di mais, e secondo me si prestano a molte altre variazioni. La prossima volta proverò a usare farina di farro o di grano saraceno.

11 gennaio 2013

"Se tu mi vedessi ora"

"Continuavo a farlo. In situazioni che non c'entravano un bel niente con lui, mi mettevo a pensare e lo facevo diventare parte della scena. All'improvviso mi chiedevo cosa ne avrebbe pensato, come si sarebbe sentito, cosa avrebbe fatto o detto se fosse stato con me.

Succede, quando si dona un pezzo del proprio cuore a qualcun altro. Comincia a impossessarsi di un pezzo della tua mente e lo riserva per sé."
[citazione modificata da Se tu mi vedessi ora di Cecelia Ahern]

29 novembre 2012

Tempus fugit

Che buffo scoprire che la percezione dello scorrere del tempo è davvero relativa.

Prima, i giorni e le settimane scorrevano inarrestabili.
Era lunedì e in men che non si dica ecco il fine settimana. Mi ritrovavo catapultata al sabato chiedendomi perplessa "oh accidenti, è _già_ sabato??".
Pochi "istanti" mi rendevo conto che era nuovamente ora di girar pagina sul calendario. E percepivo questo frenetico correre delle ore e dei giorni con una punta di panico: "Piano piano, si sta andando troppo in fretta!! Frena un po' ché qui non si riesce a far tutto!"
Prima.

Adesso invece è molto diverso.
Vorrei aprire gli occhi la mattina e scoprire che sono trascorsi un paio di mesi, o anche tre, nell'arco di una notte. Guardo tutti i giorni il calendario e non vedo l'ora di girarla, 'sta pagina.
Ma quanto manca ancora?? Due giorni, ok. Due giorni e finalmente girerò la pagina. E poi ce ne sarà un'altra. E poi un'altra.
Ma il tempo adesso pare spaventosamente rallentato.
Lunedì, poi martedì, poi mercoledì, giovedì... accidenti, è _solo_ giovedì??!!
Lavoro, impegni, sport, uscite con gli amici riempiono le mie giornate. Però l'orologio sembra essere sempre troppo lento, le lancette avanzano al rallentatore, quasi a prendersi gioco di me.

Lo so, tra qualche mese mi guarderò indietro e scoprirò che finalmente questo tempo è passato, nonostante tutto.
Coraggio. Stringiamo i denti e andiamo avanti, a testa bassa (possibilmente senza guardare calendari e orologi).

22 novembre 2012

Guerra e Pace

"Quest'uomo estraneo è dunque ormai tutto per me - si domandò e istantaneamente rispose: - Sì, tutto: lui solo ora m'è più caro di tutto al mondo".
Lev Tolstoj, Guerra e Pace, Einaudi, 1990, pag. 558

18 novembre 2012

Pensiero felice 03/1000

Stare ore a parlare su skype con una persona speciale e non accorgersi dello scorrere tempo.

13 novembre 2012

I'm strong. I'm a fighter. I'm brave. I never give up. I don't cry (ok, I'm honest, I do. But only when no one can see me).
 
But sometimes I feel really tired and I would so much take rest finding someone stronger than me that could hold me tight in his arms.

07 novembre 2012

Pensiero felice 02/1000

Ricevere un'email tanto attesa.

03 novembre 2012

Falling slowly

Falling slowly di Glen Hansard

I don’t know you
But I want you
All the more for that
Words fall through me
And always fool me
And I can’t react
And games that never amount
To more than they’re meant
Will play themselves out

Take this sinking boat and point it home
We’ve still got time
Raise your hopeful voice you have a choice
You’ve made it now

Falling slowly, eyes that know me
And I can’t go back
Moods that take me and erase me
And I’m painted black
You have suffered enough
And warred with yourself
It’s time that you won

Take this sinking boat and point it home
We’ve still got time
Raise your hopeful voice you have a choice
You’ve made it now
Falling slowly sing your melody
I’ll sing along



Grazie a Virgi per avermi fatto scoprire questo cantautore! :)

16 ottobre 2012

Pane di segale per il WBD 2012

World Bread Day 2012 - 7th edition! Bake loaf of bread on October 16 and blog about it! Settima edizione del World Bread Day. Avevo già partecipato l'anno scorso e anche questa volta sono riuscita a ricordarmi in tempo di questa bella iniziativa. Oggi ci saranno decine e decine di persone in tutto il mondo che prepareranno un pane e posteranno la ricetta sui loro blog.

In realtà, qui il pane si fa ogni 7-10 giorni e non solo in occasioni come quella di oggi. Cottura in forno a legna e rigorosamente lievito naturale. Pellegrino, il mio lievito, continua a star benone e mi permette di ottenere sempre pani deliziosi. Da quando faccio il pane in casa, non ne sprechiamo neanche una briciola perché resta buono fino all'ultima fetta. Se proprio ci dimentichiamo di un fondo di pagnotta nel sacchetto del pane e diventa troppo secco, basta tagliarlo a pezzetti per avere dei deliziosi crostini da tuffare nella minestra.

Quest'anno per il WBD ho scelto di fare una pane con la farina di segale, un pane abbastanza scuro e molto aromatico. Le farine sono tutte del Mulino Marino di Cossano Belbo. La ricetta proviene dal libro "Il pane" di Bernd Armbrust, edito da Tecniche Nuove, ricetta da me leggermente modificata eliminando totalmente il lievito di birra.
PANE di SEGALE VELOCE
da: Bernd Armbrust, Il pane, 70 ricette classiche e innovative di pani fatti in casa, Tecniche Nuove, 2011
  • 50 g sciroppo di malto
  • 300 ml acqua
  • 350 g farina di segale bianca
  • 150 g farina di frumento di tipo 2
  • 15 g sale
  • 150 g pasta madre liquida
Stemperare il lievito e il malto nell'acqua tiepida. Poi aggiungere le farine, il sale e amalgamare bene il tutto. Lavorare la pasta per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per un paio d'ore. Fare una serie di pieghe e lasciar ancora un'ora almeno (dipende dalla temperatura ambientale). Quindi piegare ancora e formare una pagnotta rotonda. Spolverare con farina e fare dei tagli a piacere con un coltello ben affilato. Mettere la pagnotta sulla teglia, coprire e lasciar lievitare di nuovo un'oretta.

Preriscaldare il forno a 240°C con una teglia con un dito d'acqua, per creare vapore. Quando è il momento della cottura del pane, togliere l'acqua dal forno e infornare la pagnotta. Cuocere 10 minuti poi abbassare la temperatura del forno a 220°C e cuocere ancora per 35 minuti circa.
Pane di segale

Il pane si conserva buono per molti giorni, semplicemente chiuso in un sacchetto di cotone.

WBD 2011: Pane di semola di grano duro

10 settembre 2012

Bishorn (4153 m s.l.m.)

Il mio primo 4000! Ancora non ci credo. Però riguardo le foto scattate durante questa impresa, e mi tornano alla mente le emozioni provate e mi dico che sì, sono davvero riuscita -egregiamente- a scalare una vetta alta più di 4000 metri!
Ma andiamo con ordine. Questa è l'ultima uscita del corso di alpinismo organizzato dal CAI di Mondovì. Un corso molto interessante e vario, dove ho imparato a affrontare ambienti che fino a poco tempo fa mi erano preclusi. E in più ho conosciuto tanti nuovi amici, tutti come me "malati di alte quote". A conclusione di questo percorso, ci attende la gitona su ghiacciaio, alla conquista del Bishorn, Alpi Vallesi.
La partenza da Mondovì è fissata per le 4 del mattino di sabato. La prima tappa da raggiungere è Zinal, in Svizzera. Da lì si inizierà a camminare alle 11:05. La salita verso la cabane de Tracuit è molto lunga con 1600 metri di dislivello da superare. Ma la compagnia e il tempo splendido ci aiutano a mettere un passo dietro l'altro fino al rifugio, raggiunto dopo circa 6 ore di marcia (contando anche la sosta pranzo a metà strada).
La cabane si trova a 3270 m s.l.m., rifugio piccolo e relativamente accogliente. Molto affollato tanto che la cena viene servita in due turni: alle 18:30 e alle 19:15. A noi tocca aspettare il secondo turno e così intanto ci rilassiamo un po' godendoci il panorama mozzafiato tutt'attorno. Cime severe, ghiaccio, roccia. Ogni tanti si sente l'inquietante rumore del distacco di un seracco.
Intanto riesco anche a mandare un SMS a casa. Il segnale va e viene, ma mi permette comunque di inviare notizie sul mio buon stato di salute. Ah, questi babbi ansiosi!... :)
A tavola, ci verrà servito minestrone di verdura, curry di pollo con riso e dadolata di verdure, macedonia. Tutto cibo conservato in scatola, ma meglio che niente. Bisogna fare il pieno di energia per il giorno seguente e quando si ha fame è comunque tutto più buono.

Il mattino seguente la sveglia è fissata per le 4:20. Ci alziamo veloci per sistemare le ultime cose e consumare la colazione a base di té caldo, pane, burro e marmellata. Solo una tazza, niente piatto e niente tovaglioli (che mancavano anche per la cena, ma vabbé, ci si adatta). Fuori è ancora buio pesto e c'è una stellata spettacolare! L'inquinamento luminoso che abbiamo nelle nostre città ci fa perdere questa meraviglia del creato, mentre in alta montagna è ancora possibile godersi il cielo nero come pece punteggiato da milioni di stelline grandi e piccole. Ma non c'è tempo per stare in contemplazione. Ben coperti da giacca e berretto, pila frontale accesa, percorriamo i pochi metri che ci separano dall'inizio del ghiacciaio vero e proprio. Lì breve sosta per formare le cordate e allacciare i ramponi. E poi via, si parte. Mentre poco a poco il cielo inizia a schiarire.
La quota si fa sentire, procediamo lentamente, un passettino dopo l'altro. Sempre attenti a tenere la corda con la giusta tensione. Sguardo in basso per controllare dove si mettono i piedi. Ogni tanto micro-sosta per un sorso d'acqua (utilissima allo scopo la camel bag acquistata per l'occasione!) o un morso a una barretta. Il respiro è più accelerato, lieve tachicardia, tutti segnali che ormai l'ossigeno scarseggia e il corpo cerca di compensare questa situazione. Però sto bene, il temuto "mal di montagna" questa volta l'ho schivato. Ogni metro di quota si conquista con fatica, fatica ripagata dal pensiero che è un metro in meno che ci divide dalla vetta. Cerco di non guardare troppo spesso l'altimetro al polso. Ma quando finalmente lo vedo segnare "4000" l'emozione è forte e mi dà l'ultima carica per affrontare con nuove energie i 150 metri finali. L'ultimissimo tratto lo facciamo senza zaino, lasciato in un pianoro proprio sotto il cornicione della vetta. Ed eccoci: sulla vetta del Bishorn! E di nuovo la magia: la felicità dell'essere arrivati in cima, fa sparire all'istante tutta la fatica precedente. Foto di rito a testimoniare l'impresa e poi foto a 360° sul panorama che ci circonda.


Foto di gruppo sulla vetta

Dopo pochi minuti, iniziamo la lunga discesa. Ripercorriamo il ghiacciaio sulla stessa traccia di salita, non conviene aprire nuove vie: il rischio di finire in un crepaccio è alto e basta guardarsi intorno per averne la conferma. Dal rifugio a Zinal sono gli stessi interminabili 1600 metri di dislivello percorsi il giorno precedente. Discesa infinita e massacrante. Mi ha stancato di più questa, dell'impresa sul ghiacciaio della mattina.

28 agosto 2012

Pensiero felice 01/1000

Fare il bagno nell'acqua fredda e cristallina di un torrente di montagna, saltare da un sasso all'altro a piedi nudi, prendere il sole (estremamente gradito dalla pelle bruciante per l'acqua fredda), catturare (e liberare subito dopo) i girini nelle anse con l'acqua più calma.
A fare il bagno nel torrente 
E pensare a tutti quelli che macinano km e km di autostrada, magari in coda, per andarsi ad ammassare al mare, quando il paradiso è a pochi minuti di strada da casa. :)

1000 Pensieri felici

Vagando per la blogosfera, sono capitata su questo blog carinissimo. Sfogliando le varie pagine, ho letto della sfida "1000 pensieri felici", cioé trovare mille motivi o piccole cose per cui valga la pena essere felici.

Capitava giusto a fagiolo perché proprio il giorno prima mi ero ritrovata a riflettere su una citazione dal libro "Old Yeller" di Fred Gipson (libro poi portato sul grande schermo con il classicone Disney "Zanna Gialla", "Old Yeller" appunto):
“What I mean is, things like that happen. They may seem might cruel and unfair, but that's how life is a part of the time. But that isn't the only way life is. A part of the time, it's mighty good. And a man can't afford to waste all the good part, worrying about the bad parts. That makes it all bad.” 
E' assolutamente vero e bisognerebbe tenerlo sempre a mente. Anche perché sono convinta che felicità attira altra felicità, in un circolo virtuoso senza fine. Quindi raccolgo volentieri questa sfida dei 1000 pensieri felici! :)