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18 marzo 2012

Marmellata di arance


Perché non approfittare delle belle e buone arance bio acquistate con il G.A.S. e cercare di conservare per i mesi futuri un po' del loro profumo e del loro sapore?

Per trovare la ricetta giusta, cosa c'è di meglio dei vecchi libri di Petronilla? E così, dopo una rapida ricerca negli indici, eccola: "Marmellata d'arance".

Poiché questa è la stagione delle buone arance, andate voi stesse in piazza e sceglietene 12 (o 6 se non volete troppo spendere) grosse e con la buccia pure molto grossa; e scegliete anche un limone da giardino, cioé uno di quelli che hanno grosse le dimensioni e la buccia.  
Appena a casa, lavate le arance; con una forchetta, punzecchiate, qua e là, la grossa buccia; mettetele in una pentola; copritele d'acqua fresca e lasciate la pentola scoperchiata e al fresco per 3 giornate, cambiando però ogni mattina ed ogni sera l'acqua che si farà, così sempre meno amara. Il quarto giorno pesate una pentola vuota (possibilmente di terracotta); scrivetene il peso ché, in cucina, non è mai da prudente cuoca, fidarsi della propria memoria. Una alla volta, e sopra un piatto per non perderne una sola goccia di sugo, tagliate poi le 12 (o le 6) arance; tagliatele prima a metà per il lungo, e poscia in tante fettine, quanto più vi sarà possibile tagliarle sottili; e tagliatele con la loro rispettiva buccia; toglietene tutti i semi; e versate, di mano in mano, nella pentola succo e fette. Ripesate la pentola; la differenza fra il nuovo e il peso scritto, vi darà così il peso esatto dei frutti affettati. 
Pesate, in una brocca, acqua rispondente alla metà del peso delle arance; versatela nella pentola; mettete questa a fuoco. Pesate anche lo zucchero rispondente al peso esatto delle arancie. [Qui ho fatto una modifica: ho messo solo il 70% del peso della frutta di zucchero]
Quando, da 10 minuti, bolliranno nella pentola arancie e acqua, aggiungete il (o il mezzo) limone che, durante l'attesa avrete, al pari delle arancia, finissimamente affettato. Dopo 10 minuti, aggiungente anche lo zucchero pesato; e rimestate con cucchiaio di legno e con una certa energia, fino a che l'acqua avrà ripreso il suo bollore in pieno (lo zucchero non si attaccherà, così, sul fondo della pentola). Lasciate poi bollire, ma lentamente; e tenendo la pentola solo a metà coperta con il suo coperchio; e bollire per... nientemeno che per circa 3 ore, fino a quando cioé, soffiando sopra una goccia di marmellata versata sopra ad un piatto, la vedrete scorrere assai lentamente. Togliete allora la pentola dal fuoco e lasciate intiepidire. Aggiungete 4 (o 2) bicchierini di rhum. Date un'ultima ed energica mescolata. Invasate; e... se ben sottili avrete tagliato i frutti, son certa che quando gusterete e farete gustare questa dolce-amaretta marmellata (ottima, per il caffé e latte sul pane imburrato, ed ottima anche a sostituire quella che si devono comperare per confezionare dolci e torte) - mi giungerà da voi un'altra preghiera: "Oh, Petronilla cara, dacci un altro dei tuoi suggerimenti, sì preziosi e saggi!" 
Da "Ricette di Petronilla", Edizioni Olivini, Milano, 1939

Come ho scritto tra parentesi, ho ridotto lo zucchero a 700 g per chilo di frutta. Ho anche omesso il rhum e, come faccio sempre, ho invasettato la marmellata bollente in vasi Bormioli con capsule nuove. Con 12 arance ho ottenuto 8 barattoli da 250 g e uno più piccolo da 150 g. Ne è rimasto qualche cucchiaio così abbiamo potuto assaggiarla. E' una marmellata deliziosa, profumata, dolce ma non troppo e per nulla amara. Il procedimento è lungo e la cottura pure, ma ne è valsa veramente la pena!

18 settembre 2009

Petronilla

Oggi avevo voglia di cucinare qualcosa di semplice e sano. Un piatto di quelli che puoi preparare con quello che c'è in casa senza bisogno di andare a cercare ingredienti particolari. Una ricetta elementare, che non necessita ore di preparazione, che non ti fa sporcare mille attrezzi. Un "comfort food", di quelli che ti fanno riaffiorare alla memoria il profumo della cucina della nonna.

E dove cercare una ricetta del genere se non sui mitici libri di Petronilla? Si tratta di tre volumetti che raccolgono le ricette pubblicate sulla "Domenica del Corriere" negli anni '20-'30. Ho ereditato questi libretti da mia nonna, e nonostante siano molto vecchi, le ricette sono tutte valide e sempre attuali. Il motto dell'autrice, Petronilla appunto (chissà se esisteva davvero o se era uno pseudonimo... non l'ho mai capito*), è quello di fare piatti lesti a fare, di poca spesa e ottimi al gusto, e devo dire che è proprio così!

Come dicevo, oggi avevo voglia proprio di una ricetta in puro stile Petronilla, così ho iniziato a sfogliare i libretti. La mia scelta è caduta sulla minestra di riso e patate di magro. Il raccolto di quest'anno è stato molto buono e così abbiamo una bella scorta di grassi tuberi da smaltire.

La ricetta è veramente semplicissima: patate a tocchi in acqua e poco sale, non appena ha iniziato a bollire ho aggiunto il riso (12 cucchiai) e un dado vegetale. Ho usato un riso integrale bio, acquistato con il GAS qui, la cui cottura è molto lunga e per questo l'ho buttato non appena l'acqua ha preso a bollire. [Se si usa un riso normale, conviene buttarlo quando le patate sono già cotte.] Alla fine, un filo di olio EVO a crudo direttamente nel piatto e una generosa grattata di parmigiano.

Piatto povero (e economico) ma superlativo!

Devo ricordarmi più spesso della cara vecchia Petronilla e delle sue squisite ricette del secolo scorso :)

[* Ho cercato su Google e ho scoperto che Petronilla era lo pseudonimo della dott. ssa Amalia Moretti Foggia, il 3° medico-donna d'Italia, nata nel 1872 a Mantova. Qui e anche qui potete leggere la sua storia.]