16 ottobre 2012

Pane di segale per il WBD 2012

World Bread Day 2012 - 7th edition! Bake loaf of bread on October 16 and blog about it! Settima edizione del World Bread Day. Avevo già partecipato l'anno scorso e anche questa volta sono riuscita a ricordarmi in tempo di questa bella iniziativa. Oggi ci saranno decine e decine di persone in tutto il mondo che prepareranno un pane e posteranno la ricetta sui loro blog.

In realtà, qui il pane si fa ogni 7-10 giorni e non solo in occasioni come quella di oggi. Cottura in forno a legna e rigorosamente lievito naturale. Pellegrino, il mio lievito, continua a star benone e mi permette di ottenere sempre pani deliziosi. Da quando faccio il pane in casa, non ne sprechiamo neanche una briciola perché resta buono fino all'ultima fetta. Se proprio ci dimentichiamo di un fondo di pagnotta nel sacchetto del pane e diventa troppo secco, basta tagliarlo a pezzetti per avere dei deliziosi crostini da tuffare nella minestra.

Quest'anno per il WBD ho scelto di fare una pane con la farina di segale, un pane abbastanza scuro e molto aromatico. Le farine sono tutte del Mulino Marino di Cossano Belbo. La ricetta proviene dal libro "Il pane" di Bernd Armbrust, edito da Tecniche Nuove, ricetta da me leggermente modificata eliminando totalmente il lievito di birra.
PANE di SEGALE VELOCE
da: Bernd Armbrust, Il pane, 70 ricette classiche e innovative di pani fatti in casa, Tecniche Nuove, 2011
  • 50 g sciroppo di malto
  • 300 ml acqua
  • 350 g farina di segale bianca
  • 150 g farina di frumento di tipo 2
  • 15 g sale
  • 150 g pasta madre liquida
Stemperare il lievito e il malto nell'acqua tiepida. Poi aggiungere le farine, il sale e amalgamare bene il tutto. Lavorare la pasta per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per un paio d'ore. Fare una serie di pieghe e lasciar ancora un'ora almeno (dipende dalla temperatura ambientale). Quindi piegare ancora e formare una pagnotta rotonda. Spolverare con farina e fare dei tagli a piacere con un coltello ben affilato. Mettere la pagnotta sulla teglia, coprire e lasciar lievitare di nuovo un'oretta.

Preriscaldare il forno a 240°C con una teglia con un dito d'acqua, per creare vapore. Quando è il momento della cottura del pane, togliere l'acqua dal forno e infornare la pagnotta. Cuocere 10 minuti poi abbassare la temperatura del forno a 220°C e cuocere ancora per 35 minuti circa.
Pane di segale

Il pane si conserva buono per molti giorni, semplicemente chiuso in un sacchetto di cotone.

WBD 2011: Pane di semola di grano duro

10 settembre 2012

Bishorn (4153 m s.l.m.)

Il mio primo 4000! Ancora non ci credo. Però riguardo le foto scattate durante questa impresa, e mi tornano alla mente le emozioni provate e mi dico che sì, sono davvero riuscita -egregiamente- a scalare una vetta alta più di 4000 metri!
Ma andiamo con ordine. Questa è l'ultima uscita del corso di alpinismo organizzato dal CAI di Mondovì. Un corso molto interessante e vario, dove ho imparato a affrontare ambienti che fino a poco tempo fa mi erano preclusi. E in più ho conosciuto tanti nuovi amici, tutti come me "malati di alte quote". A conclusione di questo percorso, ci attende la gitona su ghiacciaio, alla conquista del Bishorn, Alpi Vallesi.
La partenza da Mondovì è fissata per le 4 del mattino di sabato. La prima tappa da raggiungere è Zinal, in Svizzera. Da lì si inizierà a camminare alle 11:05. La salita verso la cabane de Tracuit è molto lunga con 1600 metri di dislivello da superare. Ma la compagnia e il tempo splendido ci aiutano a mettere un passo dietro l'altro fino al rifugio, raggiunto dopo circa 6 ore di marcia (contando anche la sosta pranzo a metà strada).
La cabane si trova a 3270 m s.l.m., rifugio piccolo e relativamente accogliente. Molto affollato tanto che la cena viene servita in due turni: alle 18:30 e alle 19:15. A noi tocca aspettare il secondo turno e così intanto ci rilassiamo un po' godendoci il panorama mozzafiato tutt'attorno. Cime severe, ghiaccio, roccia. Ogni tanti si sente l'inquietante rumore del distacco di un seracco.
Intanto riesco anche a mandare un SMS a casa. Il segnale va e viene, ma mi permette comunque di inviare notizie sul mio buon stato di salute. Ah, questi babbi ansiosi!... :)
A tavola, ci verrà servito minestrone di verdura, curry di pollo con riso e dadolata di verdure, macedonia. Tutto cibo conservato in scatola, ma meglio che niente. Bisogna fare il pieno di energia per il giorno seguente e quando si ha fame è comunque tutto più buono.

Il mattino seguente la sveglia è fissata per le 4:20. Ci alziamo veloci per sistemare le ultime cose e consumare la colazione a base di té caldo, pane, burro e marmellata. Solo una tazza, niente piatto e niente tovaglioli (che mancavano anche per la cena, ma vabbé, ci si adatta). Fuori è ancora buio pesto e c'è una stellata spettacolare! L'inquinamento luminoso che abbiamo nelle nostre città ci fa perdere questa meraviglia del creato, mentre in alta montagna è ancora possibile godersi il cielo nero come pece punteggiato da milioni di stelline grandi e piccole. Ma non c'è tempo per stare in contemplazione. Ben coperti da giacca e berretto, pila frontale accesa, percorriamo i pochi metri che ci separano dall'inizio del ghiacciaio vero e proprio. Lì breve sosta per formare le cordate e allacciare i ramponi. E poi via, si parte. Mentre poco a poco il cielo inizia a schiarire.
La quota si fa sentire, procediamo lentamente, un passettino dopo l'altro. Sempre attenti a tenere la corda con la giusta tensione. Sguardo in basso per controllare dove si mettono i piedi. Ogni tanto micro-sosta per un sorso d'acqua (utilissima allo scopo la camel bag acquistata per l'occasione!) o un morso a una barretta. Il respiro è più accelerato, lieve tachicardia, tutti segnali che ormai l'ossigeno scarseggia e il corpo cerca di compensare questa situazione. Però sto bene, il temuto "mal di montagna" questa volta l'ho schivato. Ogni metro di quota si conquista con fatica, fatica ripagata dal pensiero che è un metro in meno che ci divide dalla vetta. Cerco di non guardare troppo spesso l'altimetro al polso. Ma quando finalmente lo vedo segnare "4000" l'emozione è forte e mi dà l'ultima carica per affrontare con nuove energie i 150 metri finali. L'ultimissimo tratto lo facciamo senza zaino, lasciato in un pianoro proprio sotto il cornicione della vetta. Ed eccoci: sulla vetta del Bishorn! E di nuovo la magia: la felicità dell'essere arrivati in cima, fa sparire all'istante tutta la fatica precedente. Foto di rito a testimoniare l'impresa e poi foto a 360° sul panorama che ci circonda.


Foto di gruppo sulla vetta

Dopo pochi minuti, iniziamo la lunga discesa. Ripercorriamo il ghiacciaio sulla stessa traccia di salita, non conviene aprire nuove vie: il rischio di finire in un crepaccio è alto e basta guardarsi intorno per averne la conferma. Dal rifugio a Zinal sono gli stessi interminabili 1600 metri di dislivello percorsi il giorno precedente. Discesa infinita e massacrante. Mi ha stancato di più questa, dell'impresa sul ghiacciaio della mattina.

28 agosto 2012

Pensiero felice 01/1000

Fare il bagno nell'acqua fredda e cristallina di un torrente di montagna, saltare da un sasso all'altro a piedi nudi, prendere il sole (estremamente gradito dalla pelle bruciante per l'acqua fredda), catturare (e liberare subito dopo) i girini nelle anse con l'acqua più calma.
A fare il bagno nel torrente 
E pensare a tutti quelli che macinano km e km di autostrada, magari in coda, per andarsi ad ammassare al mare, quando il paradiso è a pochi minuti di strada da casa. :)

1000 Pensieri felici

Vagando per la blogosfera, sono capitata su questo blog carinissimo. Sfogliando le varie pagine, ho letto della sfida "1000 pensieri felici", cioé trovare mille motivi o piccole cose per cui valga la pena essere felici.

Capitava giusto a fagiolo perché proprio il giorno prima mi ero ritrovata a riflettere su una citazione dal libro "Old Yeller" di Fred Gipson (libro poi portato sul grande schermo con il classicone Disney "Zanna Gialla", "Old Yeller" appunto):
“What I mean is, things like that happen. They may seem might cruel and unfair, but that's how life is a part of the time. But that isn't the only way life is. A part of the time, it's mighty good. And a man can't afford to waste all the good part, worrying about the bad parts. That makes it all bad.” 
E' assolutamente vero e bisognerebbe tenerlo sempre a mente. Anche perché sono convinta che felicità attira altra felicità, in un circolo virtuoso senza fine. Quindi raccolgo volentieri questa sfida dei 1000 pensieri felici! :)

13 agosto 2012

I "Ringo" fatti in casa


Onnipresenti alle uscite del corso di alpinismo del CAI, i Ringo di Andrea. Spariscono in un attimo, il tubo passa di mano in mano e i golosi biscotti con la crema finiscono in fauci affamate da ore di cammino, arrampicate su rocce e falesie, nodi da fare e disfare, sferzati dal vento e dal sole bruciante delle alte quote. La montagna mette fame, fa bruciare calorie e ci si può concedere qualche golosità. Ogni volta Andrea li spaccia come fatti da lui. Il gioco continua con noi che facciamo finta di credergli.

Intanto un tarlo inizia a girarmi per la testa. "Ringo fatti in casa"? Perché no? Scommetto che ce la posso fare! Uguali, anzi: migliori degli originali industriali!

Avevo già addocchiato la ricetta di Luvi, il suo blog è una fonte di ricette sempre ottime e ben spiegate. Merita una visita e vi consiglio di salvare il link tra i "preferiti".

La ricetta è una modifica di quella dei biscottini di 4 tipi, già provata più volte. In questo caso l'impasto viene diviso solo in due parti, e a una metà si aggiunge il cacao. Ho steso la pasta, dopo una sosta in frigo di un paio d'ore, a 3 mm. Intanto ho fatto la crema con burro e zucchero a velo vanigliato (doppia dose rispetto a quella indicata da Luvi). Ho ottenuto 62 biscotti bianchi e 68 al cioccolato.

A sentire i commenti di famiglia e amici sono riuscita nel mio intento: super-deliziosi! E molto meglio dell'originale industriale (sorry Pavesi).

La prossima volta, che sarà molto presto mi sa, voglio provare a stendere la pasta un filo più spessa e usare un tagliabiscotti più piccolo. Invece la quantità di farcitura, inferiore a quella dei Ringo di Luvi [confrontare le foto], mi sembra ideale per rendere il biscotto goloso ma non stucchevole, almeno per i miei gusti.
RINGO fatti in casa
Ingredienti(per circa 140 biscotti)
  • 600 g farina 0 bio Mulino Marino
  • 150 g fecola di patate
  • 225 g zucchero a velo vanigliato
  • 450 g burro
  • semi di 1 bacca di vaniglia
  • 1 albume
  • un pizzico di sale
  • 45 g cacao amaro
Crema al burro per la farcitura (per ottenere 20-30 biscotti)
  • 120 g zucchero semolato vanigliato
  • 80 g burro
Con l'aiuto del Kenwood ho impastato burro e zucchero a velo, ho aggiunto i semi della bacca di vaniglia, poi un po' per volta la farina e la fecola e un pizzico di sale. Per ultimo ho aggiunto l'albume. Ho ottenuto 1,450 gr di impasto, l'ho diviso a metà e aggiunto 45 g di cacao amaro a una delle due parti.Ho messo a riposare in frigorifero avvolto in pellicola per almeno un'ora.Ho ammorbidito il burro con lo zucchero a velo fino ad ottenere una crema morbida, spalmabile.Ho steso l'impasto dei biscotti a uno spessore di 3 mm e tagliato con un tagliabiscotti tondo. Ho disposto i biscotti su teglie foderate di cartaforno e cotto a forno ventilato a 170°C per 10 minuti circa. Appena sfornati li ho disposti su una griglia a raffreddare. Ho preso ciascun biscotto al cioccolato e ho spalmato, aiutandomi con una piccola spatola di plastica, un po' di crema al burro: ho abbinato un biscotto chiaro facendo una leggera pressione.Li ho poi messi in frigorifero in modo da indurire la crema.
Qui trovate la ricetta originale di Luvi.

02 maggio 2012

Chocolate Chip and Almond Biscotti


Primo maggio piovoso, freddo e umido. Quindi niente passeggiate in campagna, niente giro in bici e niente corsa. Tra l'altro sono reduce da una brutta influenza con febbre e tosse e quindi non mi pareva il caso di sfidare gli elementi col serio rischio di una ricaduta. Quindi che si fa? Ovvio: si riempie la biscottiera per la colazione!

Ultimamente sono in fase "ricette-sane-senza-grassi-o-zuccheri raffinati", cucino moltissime verdure di stagione, cereali integrali, pane con lievito naturale. Però ogni tanto, in questo stile di vita sano e attento, qualche peccato di gola ci vuole. Senza esagerare, quindi niente cibo spazzatura, ma che sia un po' più goloso, ad esempio, di una fetta di pane integrale.

Ho allora ripreso in mano uno dei libri della mitica Maida Heatter e ho rifatto una ricetta già provata anni fa: i Chocolate Chip and Almond Biscotti. Una specie di cantuccino con meno mandorle e con tanto cioccolato. Semplicissimi da fare, doppia cottura: prima dei filoncini di impasto e poi delle fette. A differenza di altre ricette americane, in questi biscotti non c'è burro e neanche tanto zucchero. E' la quantità notevole di cioccolato (che sia buono, mi raccomando!) a renderli irresistibili.

CHOCOLATE CHIP and ALMOND BISCOTTI
da: Maida Heatter, Book of Great Chocolate Desserts, Andrews McMeel Publishing, LLC, Kansas City, 2006
  • 6 oz mandorle pelate (170 g)
  • 2 cups farina (250 g circa)
  • 1/2 cucchiaino lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino bicarbonato di sodio
  • un pizzico di sale
  • 1 cup meno 2 cucchiai di zucchero alla vaniglia (175 g circa)
  • 12 oz cioccolato fondente (340 g)
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di whiskey o brandy
Per prima cosa tostare le mandorle a 175°C per 12-15 minuti, finché sono leggermente dorate. Poi metterle da parte a raffreddare e alzare il forno a 190°C. In una ciotola setacciare la farina con il lievito, il bicarbonato e il sale. Unire lo zucchero e mescolare. Prendere circa 1/2 cup di questa miscela e frullarla al mixer con 1/2 cup di mandorle e tritare finemente. Aggiungere la miscela frullata alla farina, insieme alle restanti mandorle intere e al cioccolato tagliato grossolanamente al coltello. A parte mescolare gli ingredienti umidi: le uova e il whiskey e unirli a quelli asciutti. Mescolare con un cucchiaio di legno finché sia tutto amalgamato (eventualmente aggiungere un cucchiaio o due di latte come ho fatto io). Dividere il composto in quattro parti uguali e con le mani bagnate formare 4 filoncini lunghi circa 22 cm. Infornare per 25 minuti. Una volta cotti, lasciarli raffreddare almeno 20 minuti prima di tagliarli. Intanto abbassare il forno a 135°C. Disporre le fette sulla teglia e mettere a asciugare nel forno per altri 25 minuti. Alla fine spegnere e lasciar raffreddare nel forno spento con lo sportello socchiuso.

18 marzo 2012

Marmellata di arance


Perché non approfittare delle belle e buone arance bio acquistate con il G.A.S. e cercare di conservare per i mesi futuri un po' del loro profumo e del loro sapore?

Per trovare la ricetta giusta, cosa c'è di meglio dei vecchi libri di Petronilla? E così, dopo una rapida ricerca negli indici, eccola: "Marmellata d'arance".

Poiché questa è la stagione delle buone arance, andate voi stesse in piazza e sceglietene 12 (o 6 se non volete troppo spendere) grosse e con la buccia pure molto grossa; e scegliete anche un limone da giardino, cioé uno di quelli che hanno grosse le dimensioni e la buccia.  
Appena a casa, lavate le arance; con una forchetta, punzecchiate, qua e là, la grossa buccia; mettetele in una pentola; copritele d'acqua fresca e lasciate la pentola scoperchiata e al fresco per 3 giornate, cambiando però ogni mattina ed ogni sera l'acqua che si farà, così sempre meno amara. Il quarto giorno pesate una pentola vuota (possibilmente di terracotta); scrivetene il peso ché, in cucina, non è mai da prudente cuoca, fidarsi della propria memoria. Una alla volta, e sopra un piatto per non perderne una sola goccia di sugo, tagliate poi le 12 (o le 6) arance; tagliatele prima a metà per il lungo, e poscia in tante fettine, quanto più vi sarà possibile tagliarle sottili; e tagliatele con la loro rispettiva buccia; toglietene tutti i semi; e versate, di mano in mano, nella pentola succo e fette. Ripesate la pentola; la differenza fra il nuovo e il peso scritto, vi darà così il peso esatto dei frutti affettati. 
Pesate, in una brocca, acqua rispondente alla metà del peso delle arance; versatela nella pentola; mettete questa a fuoco. Pesate anche lo zucchero rispondente al peso esatto delle arancie. [Qui ho fatto una modifica: ho messo solo il 70% del peso della frutta di zucchero]
Quando, da 10 minuti, bolliranno nella pentola arancie e acqua, aggiungete il (o il mezzo) limone che, durante l'attesa avrete, al pari delle arancia, finissimamente affettato. Dopo 10 minuti, aggiungente anche lo zucchero pesato; e rimestate con cucchiaio di legno e con una certa energia, fino a che l'acqua avrà ripreso il suo bollore in pieno (lo zucchero non si attaccherà, così, sul fondo della pentola). Lasciate poi bollire, ma lentamente; e tenendo la pentola solo a metà coperta con il suo coperchio; e bollire per... nientemeno che per circa 3 ore, fino a quando cioé, soffiando sopra una goccia di marmellata versata sopra ad un piatto, la vedrete scorrere assai lentamente. Togliete allora la pentola dal fuoco e lasciate intiepidire. Aggiungete 4 (o 2) bicchierini di rhum. Date un'ultima ed energica mescolata. Invasate; e... se ben sottili avrete tagliato i frutti, son certa che quando gusterete e farete gustare questa dolce-amaretta marmellata (ottima, per il caffé e latte sul pane imburrato, ed ottima anche a sostituire quella che si devono comperare per confezionare dolci e torte) - mi giungerà da voi un'altra preghiera: "Oh, Petronilla cara, dacci un altro dei tuoi suggerimenti, sì preziosi e saggi!" 
Da "Ricette di Petronilla", Edizioni Olivini, Milano, 1939

Come ho scritto tra parentesi, ho ridotto lo zucchero a 700 g per chilo di frutta. Ho anche omesso il rhum e, come faccio sempre, ho invasettato la marmellata bollente in vasi Bormioli con capsule nuove. Con 12 arance ho ottenuto 8 barattoli da 250 g e uno più piccolo da 150 g. Ne è rimasto qualche cucchiaio così abbiamo potuto assaggiarla. E' una marmellata deliziosa, profumata, dolce ma non troppo e per nulla amara. Il procedimento è lungo e la cottura pure, ma ne è valsa veramente la pena!

06 febbraio 2012

Fette biscottate con lievito madre

Si avvicina il primo compleanno di Pellegrino, il mio lievito naturale. In questi mesi grazie a lui ho sfornato kg e kg di ottimo pane e molti figli suoi sono finiti tra le mani di parenti e amiche, anche loro precipitate nel tunnel della panificazione casalinga.
Fare il pane in casa non è difficile come han cercato di farci credere. E fare il pane con lievito naturale richiede solo un minimo di esperienza e di organizzazione. Niente di impossibile e che non si possa superare con un pizzico di passione e volontà.
Il fine settimana ormai è tradizione a casa mia preparare il pane per la settimana. Sempre una ricetta diversa, prendendo ispirazione da i vari libri che ho sull'argomento "pane e lievito naturale". In biblioteca ho però anche -molti- altri libri sul pane, con ricette che prevedono l'utilizzo di lievito di birra. Era da tempo che volevo provare a metter mano a una di queste ricette per adattarla alla pasta madre, e vedere se alla fine riuscivo a ottenere un buon risultato.
Finalmente l'altro giorno ho sperimentato!

Ho scelto una ricetta del libro "Fare il pane" di Cathy Ytak. Un libro che ho usato moltissimo durante i miei primi passi in questo mondo del pane fatto in casa, ai tempi che usavo ancora esclusivamente il lievito di birra. Ricette valide e belle fotografie, uno dei miei libri preferiti. Ho deciso per un pan brioche con farina di castagne, con l'intento poi di biscottare le fette per la colazione. Calcolatrice alla mano mi son messa a misurare i vari ingredienti e la quantità di pasta madre da utilizzare. Queste le dosi finali:

BRIOCHE con FARINA di CASTAGNE e LIEVITO NATURALE

  • 80 ml latte
  • 1 cucchiaio di Rum
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 2 tuorli
  • 285 g di farina di tipo 2 - Buratto del Mulino Marino
  • 25 g di farina di castagne
  • 80 g di lievito naturale in coltura liquida
  • 1 cucchiaino di sale
  • 60 g di burro
  • 40 g di zucchero vanigliato
  • 40 g di canditi
Ho messo tutto nella macchina del pane, prima gli ingredienti liquidi e il burro, poi gli ingredienti asciutti. Ho impostato il programma "solo impasto" e ho lasciato fare. Al termine del programma, ho fatto una prima serie di pieghe e lasciato riposare un'ora abbondante. Ho arrotolato l'impasto a formare un salsicciotto e l'ho messo in uno stampo da plum cake. L'ho lasciato tutta la notte in cucina e al mattino dopo l'ho cotto in forno caldo a 200° per una quarantina di minuti. Questa sera l'ho tagliato a fette e le ho fatte biscottare nel putagé per una decina di minuti. Il profumo è delizioso. L'impasto è cresciuto poco durante la lievitazione, temevo un flop. Invece in cottura è cresciuto bene ed ha sviluppato una fine alveolatura.

08 gennaio 2012

Cosa ho fatto l'ultimo giorno dell'anno?

Un bagno in mare! :D

Nel Mar Morto per l'esattezza.


8 giorni in Israele, un paese dove non ero ancora mai stata fino ad ora. Un viaggio bellissimo e piacevolissimo grazie soprattutto all'ottima compagnia (il sottogruppo "pecorelle smarrite" ;)). Un turbinio di colori, profumi, religioni, cibi particolari. Difficile riuscire a scrivere un resoconto dettagliato (quello c'è sul mio moleskine). Mi limito a riportare una serie di istantanee e emozioni.
L'attesa del volo diretto da Levaldigi. Il ritardo dell'aereo e il tempo che non passa. Poi finalmente tutti a bordo e si parte. Osservare dal finestrino l'Italia, dal Piemonte al Salento. La luna crescente in una posizione diversa da come la si vede da casa! L'arrivo a Nazareth in tarda serata, stanchi e affamati. Il cielo limpido e l'aria fresca. Più fresca di cosa mi aspettavo, ma si sta bene. Il giro per il suq con il gruppo subito battezzato "delle pecorelle smarrite". Il primo acquisto: due stampi di legno per fare i Ma'amoul. Trovare per caso El Babour, un negozio di spezie antichissimo e splendido. L'upupa bellissima ma che non riesco a fotografare, nella Valle del Giordano. L'hummus delizioso mangiato praticamente tutti i giorni. I rugelach della colazione in hotel. Il bagno nel Mar Morto. La doccia fredda di acqua dolce per togliersi il sale di dosso. Raccogliere cristalli di sale da portare a casa. La famiglia che la sera di shabbat festeggia secondo la loro tradizione. Spiegare ai compagni di viaggio con me a tavola che cos'è la sera di shabbat per gli ebrei. Rendermi conto di essere quasi più preparata su usi e costumi ebraici che su quelli cattolici [...]. Il gefilte fish! Gerusalemme. Splendida, indimenticabile. Città da mille volti diversi. La città vecchia. Labirintica. L'ultima sera dell'anno. Fino al Muro del pianto, a quell'ora senza turisti. Emozionante. Solenne. Il momento migliore di tutto il viaggio. Le foto purtroppo non rendono l'atmosfera di quel momento. Avvicinarmi al muro, ma per rispetto restare indietro, senza arrivare a toccarlo. Percepire lì, e solo lì in tutto il viaggio, un'atmosfera particolare, mistica. La Gerusalemme di oggi. Mamilla Mall. Moderna, pulita ordinata. Il mercato di Mahane Yehuda. Un tripudio di colori, di frutta, dolci. Meritava davvero visitarlo (come scritto sulla mia lonely planet). Yad Vashem. Non ci sono parole. Solo un groppo in gola e lacrime che pungono gli occhi per uscire. L'ultimo giorno. La corsa con Daniela per riuscire a trovare una panetteria ebraica, nel poco tempo che ci resta prima di partire. Il grande pane di segale nello zaino, da portare a casa. I controlli di sicurezza a Tel Aviv, prima del check in, distesi e cordiali. Di nuovo sull'aereo, verso casa.


[post in progress]

23 dicembre 2011

Biscotti di Natale

Da qualche anno fare i biscotti in casa da regalare per Natale è diventata una tradizione. Inizio molte settimane prima del periodo delle feste a sfogliare i libri di cucina, a cercare nuove ricette sui food blog, a fare prove pratiche per trovare i biscotti più adatti a diventare regali.

Infatti non tutti i biscotti si prestano a questo scopo. Il "biscotto di Natale" ideale deve essere semplice da preparare, potersi conservare bene per più giorni (e magari in realtà migliorare con diversi giorni di riposo), non deve contenere creme o farciture che renderebbero difficile il confezionamento.

Mi piace questo "lavoro" che c'è dietro ogni singolo biscotto. Lavoro di preparazione e scelta prima e poi il lavoro vero e proprio della produzione. Dosare, impastare, stendere, cuocere, far raffreddare, impacchettare... e su ogni pacchetto un bigliettino con il nome del destinatario e il tipo di biscotto. Il valore puramente economico è trascurabile, ma sono convinta che preparare biscotti sia una bella dimostrazione di amore e affetto. Vero spirito natalizio, lontano anni luce dalla fregola consumistca che porta centinaia di persone ad affollare i centri commerciali spendendo malamente la loro tredicesima in cose inutili di cui in realtà non hanno bisogno.

Quest'anno, dopo lunghe riflessioni, ho scelto di preparare Paste di Meliga, Pepparkakor e infine i mitici biscotti cioccolatosi di Tulip, (ricetta dal blog di Luvi).

Le Paste di meliga sono un classico della cucina monregalese e piemontese, c'è anche il Presidio Slow Food! Sono buone in qualsiasi momento della giornata, dalla colazione al dopo cena, accompagnate da una tazza di té o da un buon passito, per non dimenticare lo zabaione. Le ho preparate in due versioni seguendo le ricette che mi sono state regalate da due amiche: Virginia e Monica (grazie ancora!! :)). Sono leggermente diverse nelle proporzioni degli ingredienti, ma il risultato finale è molto simile e i biscotti sono deliziosi in entrambi i casi.

I biscottini speziati stile Ikea invece sono un classico del Natale e non potevano mancare. La ricetta di Sigrid (Cavoletto di Bruxelles) è semplicissima e il risultato strepitoso. Appena sfornati i biscotti sono morbidi, ma raffreddandosi asciugano completamente e diventano belli croccanti! Mille volte più buoni della versione "originale" industriale (ovviamente). Cannella e zenzero sono le spezie che preferisco e, insieme al profumo delle bucce di agrumi messe sulla stufa accesa, fanno molto atmosfera natalizia. :)

Per gli amanti del cioccolato in tutte le sue declinazioni  (leggi: il mio vice-capo), ho scelto questi stra-collaudati biscottini al cioccolato. Il procedimento è facilissimo, forse il difficile è beccare il punto giusto di cottura: se si cuociono eccessivamente si perde parte della loro magia.

Intanto oggi ho gemellato il mio lievito madre Pellegrino con il lievito preso da Monica in occasione del Pasta Madre Day. Per Natale prime prove di panificazione con questa pasta madre arricchita.

Felice Natale a tutti!

28 novembre 2011

Biscotti con i corn flakes


Ho in dispensa una mezza scatola di corn flakes, rimasugli di non so più quale ricetta provata tempo fa. Non mi piacciono più di tanto mangiati nel latte a colazione (per me: muesli forever!) e quindi mi sono messa in cerca di una ricetta per poterli finire e farli sparire.
Ho pensato subito ai biscotti stile "rose del deserto" e cercando su Google ho trovato diverse ricette che mi ispiravano.

La scelta alla fine è stata la versione di "Tzaziki a colazione", con alcune varianti. Infatti oltre all'uvetta, suggerita nella ricetta originale, ho aggiunto una manciata di cranberries secchi e una generosa quantità di granella di noci e nocciole. Con le dosi indicate ho ottenuto 77 biscotti. Risultato ottimo. I biscotti sono ben lievitati e leggeri, non troppo dolci. Appena intiepiditi sono piuttosto morbidi, sono curiosa di vedere se domani/nei prossimi giorni diventeranno più friabili e asciutti.

BISCOTTINI AI CORN FLAKES DI PAOLA, dal blog "Tzaziki a colazione"
  • 500 g farina
  • 250 g zucchero
  • 3 uova
  • 200 g burro fuso
  • 2 cucchiaini pane angeli
  • Latte q.b.
  • Pinoli, uvetta a piacere
  • Estratto di vaniglia
  • Buccia di limone grattugiata
  • Corn flakes
Amalgamare tutti gli ingredienti tranne i corn flakes. L’impasto deve risultare abbastanza morbido.Con l’aiuto di 2 cucchiaini formare delle palline e passarle nei corn flakes leggermente sminuzzati. Adagiare su carta forno ed infornare a 200 gradi circa per 10-15 minuti
Non sono -ahimé- riuscita a finire tutti i corn flakes a disposizione... pertanto prossimamente conto di provare anche questa ricetta che mi sembra estremamente interessante!
BISCOTTI MAIS & CORNFLAKES dal blog "La formula del biscotto"
  • 120 g burro temperatura ambiente
  • 200 g zucchero
  • 1 uovo
  • 40 g latte
  • 130 g farina mais fioretto
  • 440 g farina 00
  • 100 g corn flakes 
  • 1 bustina lievito
Con la frusta elettrica sbattere il burro morbido con lo zucchero fino a ottenere una crema. Aggiungere l'uovo e quando è incorporato versare il latte continuando a sbattere. Aggiungere le farine, il lievito e i corn flakes sbriciolati grossolanamente e lavorare fino a ottenere un impasto liscio ma consistente. Stendere con un mattarello a circa 7 mm e ritagliare con uno stampo di circa 5 cm di diametro.Disporre i biscotti su una teglia rivestita da carta forno e cuocere a 180° per 12-15 minuti o fino a doratura. Lasciare raffreddare su una griglia.
Oppure c'è anche la ricetta per rifare in casa le Pannocchie del Mulino Bianco:
PANNOCCHIE
  • 500 g di farina 00
  • 30 g di farina di mais
  • 120 g di margarina (meglio evitare la margarina e usare tutto burro!!)
  • 30 g di burro
  • 200 g di zucchero
  • 30 g di corn flakes macinati
  • 1 uovo
  • 40 g di latte fresco
  • una bustina di lievito
  • un pizzico di sale
Lavorare la margarina con lo zucchero fino ad ottenere una crema ben montata. Aggiungere gli altri ingredienti lasciando per ultimi le farine e il lievito. Lavorare lentamente fino ad ottenere un impasto omogeneo. Stendere una sfoglia alta 3 mm e tagliare i biscotti con uno stampino. Cuocere in forno a 180°C per 10/12 minuti, su una teglia precedentemente imburrata.

22 novembre 2011

Plumcake integrale

A colazione fa piacere accompagnare il té del mattino con un dolcino, ma un dolcino che non sia troppo dolce e che non faccia venire sensi di colpa. Un'ottima fonte per ricette "senza peccato" ma anzi: che fanno bene, sono i già citati libri di Marco Bianchi.

Ieri sera ho rielaborato una ricetta dal suo libro "I magnifici 20" per adattarla a cosa avevo in frigo da smaltire. In origine si trattava di un plumcake integrale al limone, io l'ho fatto diventare un plumcake integrale al farro e frutta secca.

PLUMCAKE INTEGRALE al FARRO
  • 230 g farina di farro integrale
  • 1/2 bustina di lievito
  • 170 g di malto di grano
  • 50 g olio di mais
  • 170 g yogurt greco (un vasetto)
  • latte di soia q.b.
  • frutta secca a piacere
Mescolare la farina con il lievito e un pizzico di sale. Aggiungere il malto, lo yogurt, l'olio e latte di soia quanto basta per ottenere un impasto morbido. Aggiungere frutta secca a piacere (nel mio caso 3/4 albicocche secche e 3/4 fichi secchi, tagliati a pezzetti). Cuocere in forno già caldo a 180°C per 50 minuti.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta:

Ricette di cucina

06 novembre 2011

Zucca in tutte le salse

Autunno stagione di zucche!

Adoro questo frutto, ideale sia in preparazioni salate che dolci, e nel nostro orto non mancano mai due o tre piantine. Quest'anno il raccolto è stato un po' misero: solo 3 zucche, seppur abbastanza grandi. Una è già stata utilizzata, mentre le altre due attendono al fresco il loro destino.

L'altro giorno ho ricevuto in dono una bellissima zucca della varietà "d'Albenga", gustosissima e con pochi semi, concentrati solo a un'estremità. Ho sfogliato i miei libri di cucina e ho curiosato tra i foodblog che seguo per trovare ispirazione e ricette nuove da provare.

Per prima cosa, ho fatto la "torta di zucca e cioccolato" pubblicata pochi giorni fa su "Il pasto nudo", un blog che è una garanzia :) Mi sono stampata la ricetta immediatamente dopo averla letta, perché ho capito subito che il risultato doveva essere strepitoso.
Si tratta di una torta, da me cotta in uno stampo da plumcake, piena di zucca grattugiata, arricchita con gocce di cioccolato, un po' di farina di mandorle e farina di farro integrale. Neanche una goccia di olio o burro, tuttavia il dolce rimane bello morbido e profumato. La ricetta completa la potete trovare qui sul blog di izn.

Con il resto della zucca, ho provato una vellutata speziata, ricetta dal libro "Un sano appetito" di Gordon Ramsay. In questa stagione, a casa mia, un piatto di calda minestra di verdura non manca mai a pranzo e/o a cena. Le possibilità sono infinite: verdure miste o creme mono-verdura. Con poca fatica, successo sempre assicurato, basta saper scegliere i prodotti di stagione.
ZUCCA SPEZIATA MAROCCHINA e FAGIOLI di SPAGNA
da: Gordon Ramsay, Un sano appetito, Guido Tommasi Editore, 2008
per 4 persone:
  • 750 g di zucca da cottura al netto degli scarti
  • 4 cucchiai di olio di oliva
  • 1 scalogno grande o 3 piccoli, pelato e tritato
  • 2 spicchi d'aglio, pelati è tritati
  • sale marino e pepe nero
  • 1 cucchiaino di paprika
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di cumino in polvere
  • 1 cucchiaino di curcuma in polvere
  • 500-600 ml di brodo di pollo bollente
  • 2 lattine (400 g ciascuna) di fagioli di Spagna, sciacquati e scolati
  • un mazzo di prezzemolo, tritato
  • un mazzo di coriandolo, tritato
  • 4 cucchiai di yogurt bianco o naturale, per servire
Tagliate la polpa della zucca a cubetti di circa 5 cm di lato. Scaldate metà dell'olio in un tegame grande; unite zucca, scalogno, aglio, sale e pepe. Mescolate a fuoco alto per 10 minuti finché i cubetti di zucca sono leggermente caramellati e morbidi. Unite le spezie e mescolate energicamente per un'altro paio di minuti.
Bagnate con il brodo sino a coprire la zucca. Fate bollire adagio per 10 minuti. Togliete dal fuoco e lasciate intiepidire. Riducete in crema con il frullatore a immersione.
Portate la crema di zucca nuovamente a ebollizione. Unite i fagioli e le erbe aromatiche tritate. Cuocete a fuoco medio per 2-3 minuti finché i fagioli sono ben caldi. Assaggiate e regolate di sale e di pepe.
Versate la zuppa nelle scodelle e guarnite ogni porzione con una cucchiaiata di yogurt. Servite con abbondante pane pita.
Nota: per una versione più leggera, usate una sola lattina di fagioli invece di due.
E' avanzato un pezzetto della zucca. E credo proprio che coglierò l'occasione per provare questa ricetta di zucca gratinata al forno pubblicata da Alex sul suo blog.

30 ottobre 2011

Scones & Marmellata

Fine settimana trascorso in cucina. Avevo in dispensa una cassetta di mele renette rugginose da smaltire. Ingrediente perfetto per provare una ricetta che da tempo era nella mia wish list: la marmellata di strudel pubblicata su Labna.it, un sito che è una miniera di informazioni e ricette della tradizione ebraica e non solo. Se non lo conoscete ancora, merita senz'altro una visita!

Intanto che le mele andavano cuocendosi a fuoco basso, ho deciso di provare per la prima volta a fare gli scones, tipici panini della tradizione inglese per la colazione. Un ibrido tra un biscotto e un pane, detta in parole povere. Vanno serviti tiepidi e generosamente spalmati di marmellata (e burro, se piace), insieme a una bella tazza di té. Sono stati una vera e propria rivelazione! Rapidissimi sa fare e veramente buoni!

Scones rustici alla cannella dal numero di ottobre 2011 di "Cucina Naturale"

per 8-10 scones:
  • 300 g farina di farro integrale
  • 2 cucchiai di zucchero a velo
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pizzico di sale
  • 250 ml di latticello
  • 30 g di burro
  • 1 cucchiaio di cannella
  • 1 uovo per spennellare
Preriscaldare il forno a 220°C. Mescolare in una ciotola la farina, lo zucchero, il sale, il bicarbonato e la cannella. Aggiungere poi il latticello e il burro fuso, mescolando rapidamente con una spatola e poi con le mani, fino ad ottenere un impasto morbido.
Trasferirlo su un piano infarinato e spianarlo fino a circa 3 cm di spessore. Con un bicchiere, tagliare dei dischi di circa 5 cm di diametro. Porre gli scones su una teglia, spennellarli con l'uovo sbattuto e cuocerli nel forno per circa 10 minuti, fino a che non diventano soffici e dorati.

Scones all'uvetta da "Il libro del Cavolo" di Sigrid Verbert
  • 500 g farina 00
  • 300 ml di latte [200 ml latticello + 100 ml di latte]
  • 160 g uvetta
  • 110 g burro
  • 2 cucchiai di lievito per dolci
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 uovo per spennellare

Mescolare la farina con il lievito, lo zucchero e il sale. Aggiungere il burro morbido a fiocchetti e, con la punta delle dita, sbriciolarli nella farina finché siano completamente assorbiti. Aggiungere l'uvetta, poi versare il latte al centro e mescolare. Lavorare rapidamente l'impasto con le mani fino a quando non sarà più colloso. Stendere l'impasto a 3 cm di spessore e, con un tagliapasta di 5 cm, ritagliare gli scones, disporli su una teglia da forno lasciando 1 o 2 mm di spazio fra ognuno, senza che si tocchino. Spennellare la superficie con l'uovo sbattuto. Infornare a 200°C per 15-20 minuti finché saranno leggermente dorati. Sfornare, staccare delicatamente gli scones e lasciarli intiepidire su una griglia. Servire tiepidi. Per una ventina di scones.

Altre ricette di scones:

18 ottobre 2011

Una Challah per Gilad

Oggi, dopo quasi 2000 giorni di prigionia, Gilad Shalit è stato liberato.

Avevo seguito la storia di questo soldato e i vari appelli e iniziative affinché si arrivasse al suo rilascio. Speravo con tutto il cuore che quel giovane dalla faccia pulita potesse presto tornare tra le braccia della sua famiglia, ma temevo che l'epilogo sarebbe stato tragico. E invece: ieri sera la notizia al TG che di lì a poche ore Gilad sarebbe stato di nuovo libero! Una splendida notizia finalmente, in mezzo alle solite -troppe- orribili notizie di cronaca e politica!

Per festeggiare questo lieto evento, ho deciso di preparare una ricetta della tradizione ebraica. Dopo aver sfogliato i miei libri sull'argomento, la scelta è caduta sulla Challah, il tradizionale pane del sabato. Non l'avevo mai fatto, ma era da tempo che desideravo provare questo morbido pane intrecciato.

La ricetta che ho seguito è sul libro "The Jewish Mama's Kitchen" di Denise Phillips.

CHALLAH

  • 1 cup acqua tiepida
  • 1 bustina di lievito di birra liofilizzato
  • 1 cucchiaino di sale
  • 4 e 1/4 cups di farina
  • 1 cucchiaio di miele
  • 2 uova
  • 1/4 cup di olio
  • 1 tuorlo d'uovo per spennellare

Mescolare tra di loro tutti gli ingredienti e impastare con cura fino ad avere un impasto liscio e setoso. Mettere in una ciotola e lasciar lievitare un paio d'ore. Riprendere l'impasto, dividerlo in 6 parti e formare con ogni pezzo un rotolino. Si può decidere di fare due challot più piccoli, ciascuno formato da tre rotolini, oppure uno grande. Mettere su una teglia e lasciar lievitare nuovamente per circa 30 minuti. Preriscaldare il forno a 200°C, spennellare il pane con il tuorlo e infornare per circa 35 minuti.

Bibliografia: Denise Phillips, The Jewish Mama's Kitchen, Spruce, 2009

Altre versioni della Challah:

16 ottobre 2011

Pane di semola di grano duro per il WBD 2011

Oggi è il 6° World Bread Day. E' la prima volta che riesco a partecipare, perché negli anni scorsi scoprivo questa giornata sempre in ritardo per poter postare...

Per l'occasione ho preparato e cotto un semplicissimo pane di semola di grano duro, una delle ricette che preferisco. Lievitazione lenta con lievito naturale in coltura liquida: il mio Pellegrino "modificato", che mi sta dando un sacco di soddisfazioni, anche in questo suo nuovo aspetto.

Il pane che si ottiene con questa ricetta è buono e profumato, molto simile al buon pane che fanno al sud Italia. Sui pani reperibili invece nelle panetterie qui in zona, stendiamo un pietoso velo... tranne rarissime eccezioni, i fornai producono pani di infima qualità a prezzi indecenti. E' anche per questo che ho iniziato a produrre in casa settimanalmente il pane per la mia famiglia. Con un minimo di organizzazione e un piacevole "lavoro" posso portare in tavola pane buono, sano (perché so bene che materie prime ho utilizzato), lievitato naturalmente e che quindi resterà buono e fragrante per più giorni. Per questi motivi, il pane fatto in casa, non finirà mai nella spazzatura!

La ricetta l'ho presa dal libro "La pasta madre" di Antonella Scialdone, adattata da me al mio lievito liquido.

PANE ALLA SEMOLA

  • 200 g di poolish da pasta madre liquida (secondo le istruzioni de "il pasto nudo")
  • 630 g di semola rimacinata di grano duro
  • 345 g di acqua
  • 15 g di sale

  • Stemperare accuratamente il lievito madre con l'acqua tiepida. Aggiungere la semola, il sale e mescolare. Passare sulla spianatoia e lavorare energicamente l'impasto per 10-15 minuti finché risulti liscio ed omogeneo. Formare una palla, coprire con pellicola trasparente e lasciar lievitare per 2 ore lontano da correnti d'aria, dopodiché sgonfiare l'impasto in modo da ottenere un rettangolo e procedere con la prima serie di pieghe, lasciar riposare per un'ora, quindi procedere con una seconda serie di pieghe, coprire con pellicola trasparente e lasciar riposare per un'altra ora.

  • Prendere l'impasto e dargli la forma di una pagnotta arrotondandolo con le mani, coprire e lasciar riposare per mezz'ora, procedere un'altra volta con l'arrotondamento e mettere la pagnotta a lievitare in un cestino tondo rivestito con un canovaccio infarinato con la chiusura rivolta verso l'alto. Coprire con pellicola trasparente e lasciar lievitare per 2-3 ore e comunque fino al raddoppio.

  • Trascorso il tempo di lievitazione, capovolgere la pagnotta su una teglia rivestita di carta da forno [io ho usato la pietra refrattaria, senza carta da forno, N.d.B.], praticare con una lametta quattro tagli al centro della pagnotta e infornare. Cuocere con il vapore in forno statico e preriscaldato a 250°C per i primi 10 minuti, poi abbassare a 200°C e continuare la cottura per altri 40 minuti. Spegnere e lasciare in forno per altri 10 minuti con lo sportello semiaperto. Sfornare e lasciar raffreddare su una griglia.
Pane di semola di grano duro

Bibliografia: Antonella Scialdone, La pasta madre, Edagricole

06 ottobre 2011

86-proof Chocolate Cake

In ufficio reclamavano a gran voce una delle mie torte. Qualcosa di buono da sbocconcellare la mattina insieme al caffé del distributore automatico oppure dopo la pausa mensa, così da riprendere il lavoro pomeridiano con una carica in più.

Quando voglio andare sul sicuro, cerco ispirazione sfogliando i libri di Maida Heatter. Le sue ricette sono una garanzia! E così ieri sera, alla fine ho scelto questa ricetta, dal suo libro "Book of Great Chocolate Desserts". La ricetta prevedeva l'utilizzo del Bourbon, non avendolo ho optato per il rum, variante suggerita in una nota da Maida. Ho omesso di spruzzare con altro liquore la torta ancora calda, perché mi pareva poco adatto a un dolce destinato principalmente alla colazione.

Nelle note introduttive alla ricetta, Maida definisce questa torta "moist and luscious", ed è proprio così: la pasta è umida, ricca senza però essere pesante o stucchevole.

86-PROOF CHOCOLATE CAKE
  • 5 oz di cioccolato fondente
  • 2 cups farina 00
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1/4 cucchiaino di sale
  • 1/4 cup caffé liofilizzato in polvere
  • acqua bollente e acqua fredda
  • 1/2 cup di bourbon (oppure rum,Cognac, whiskey o un altro liquore a piacere)
  • 2 stick (8 oz) burro
  • 1 cucchiaino di estratto vaniglia
  • 2 cups zucchero
  • 3 uova
  • zucchero a velo

Preriscaldare il forno a 165°C. Imburrare uno stampo a ciambella da 10 cup di capacità, cospargere con pangrattato e mettere da parte.
Mettere il cioccolato a fondere a bagnomaria. Setacciare farina con il sale e il bicarbonato in una ciotola.
In un'altra ciotola sciogliere il caffé con un po' di acqua bollente, unire acqua fredda fino a raggiungere il volume di 1,5 cup. Infine unire il liquore fino a 2 cup.

Sbattere il burro a crema, unire zucchero e vaniglia e mescolare bene. Aggiungere le uova una alla volta. Unire il cioccolato fuso. Infine aggiungere la farina in 3 volte alternandola con il caffé e mescolare bene fino ad avere un composto omogeneo.
Versare nella teglia e cuocere per circa 1 ora e un quarto. Prova stecchino.

Una volta cotta, lasciare 15 minuti nello stampo e poi sformare su un piatto. A piacere spruzzare la torta con altro liquore.
Prima di servire, cospargere con zucchero a velo.

Spazzolata nel giro di poche ore tra entusiastici commenti e mugolii di piacere. ^____^

Grazie Maida! :)

P.S. Qui la stessa ricetta realizzata da Anna di Cookie Madness.

23 settembre 2011

Minestra di trippe alla monregalese

Le temperature sono drasticamente scese, soprattutto la sera e al mattino.

Autunno. Castagne, funghi, boschi che si accendono di giallo e rosso. Viene voglia di zuppe fumanti, di quelle che saziano e scaldano.

L'altro giorno al mercato ho preso dei bei porri di Cervere, in dispensa ci sono le patate del nostro orto, quindi perché non fare una bella minestra di trippe secondo la ricetta tradizionale della mia città?

ZUPPA di TRIPPE alla MONREGALESE

Ingredienti: trippa, porri, patate in uguali quantità (nel mio caso, circa 6 etti ciascuno), olio, sale, pepe.

Preparazione: sciacquare la trippa già pre-lessata dal macellaio. In una pentola far appassire i porri affettati sottili, unire la trippa e fare insaporire. Aggiungere le patate tagliate a pezzetti, coprire d'acqua e aggiustare di sale. Cuocere a fuoco lento per circa 3 ore. Macinare un po' di pepe prima di servire.

[mia variante: ho messo tutto a crudo, senza olio, in pentola a pressione e ho fatto cuocere per 40 minuti dal fischio]

17 settembre 2011

Adam's cumin noodles

Guardo poca televisione, giusto il telegiornale durante il pranzo o la cena, per sapere quello che succede nel mondo (anche se spesso forse sarebbe meglio non saperlo...). Per il resto, preferisco fare altro che stare con gli occhi su uno schermo, tanto più che la qualità media di quello che viene trasmesso di questi tempi è orribilmente e spaventosamente bassa... C'è però una serie televisiva degli anni '90 che ricordo con piacere: Northern Exposure (in Italia: "Un medico tra gli orsi"). E' stata una serie di grande successo in USA e ai tempi vinse numerosi riconoscimenti. Le storie narrate nelle varie puntate erano sempre piacevoli e accattivanti, i personaggi ben caratterizzati, battute brillanti, ironia, mai volgarità. Semplicemente una serie geniale.

Recentemente ho scoperto dell'esistenza del ricettario ispirato alla serie: "The Northern Exposure Cookbook" scritto da Ellis Weiner, pubblicato nel 1993 e non più facilmente reperibile in commercio. Frugando su ebay sono riuscita a scovare una copia usata ma in perfette condizioni e l'ho presa al volo! Ogni ricetta ha un'introduzione con aneddoti sui personaggi e le varie situazioni narrate nel corso delle 6 stagioni trasmesse in tv. Così, cucinando i piatti descritti, si ha quasi l'impressione di ritrovarsi a Cicely, nel cuore dell'Alaska! :))Oggi ho provato a fare la ricetta di Adam: i noodles al cumino, apportando alcune modifiche.

ADAM'S CUMIN NOODLES

  • 250g circa di tagliatelle cinesi
  • 2 cucchiai di olio vegetale
  • 250 g circa di petto di pollo, affettato finemente
  • 1 cucchiaio di salsa di soia1 cucchiaio di olio di sesamo
  • 2 cucchiaini di cumino macinato
  • 100 ml circa di brodo di pollo
  • 2 cipollotti affettati

  • Far cuocere le tagliatelle seguendo le indicazioni riportate sulla confezione, scolarli e passarli sotto l'acqua fredda. In una padella (o in un wok, ancora meglio), scaldare i due oli, saltare il pollo sempre mescolando, poi unire cipollotti e tutto il resto, tagliatelle comprese. Far insaporire bene e aggiustare di sale. Servire subito.
Buoni. E' la prima volta che assaggio e uso il cumino ed è una piacevole scoperta. Queste tagliatelle sono speziate senza essere però stucchevoli. Veramente una ricetta particolare e interessante. Beh, dopotutto Adam era famoso per essere un esperto di buona cucina! :)

06 settembre 2011

Giro del Marguareis

Finalmente qualche giorno di vacanza, anche se poco riposante in realtà: tre giorni su e giù per le montagne, nonostante le previsioni meteorologiche non proprio ottimali.

1° giorno: Pian Marchisa (1624 m s.l.m.) - Rifugio Don Barbera (2070 m s.l.m.)
Lasciamo le macchine all'inizio di Pian Marchisa e da lì ci mettiamo in cammino. Brevissima sosta al Rifugio Mondovì per far scorta d'acqua e poi via, verso il lago Biecai (completamente asciutto in questo periodo dell'anno). Proseguiamo la salita fino a raggiungere il lago Ratavuloira e infine il Colle del Pas (2340 m s.l.m.). Piccola pausa-spuntino con i mini sandwich preparati da me con il burro di noccioline Jif (arrivato direttamente dagli States, grazie Maria & George!) e marmellata di fragole dell'orto. I miei compagni di escursione non avevano mai assaggiato questo "classico" americano ed è piaciuto a tutti. Lo snack ideale per avere una bella carica di energia.
[PBJ sandwich: Pane a cassetta semi-integrale (fatto con la MdP), una fetta generosamente spalmata di burro di noccioline Jif extra crunchy e l'altra fetta con la marmellata.]
Ripartiamo rinfrancati dalla sosta e arriviamo al Rifugio Don Barbera dopo circa 4 ore complessive di cammino, giusti giusti per l'ora di cena.

2^ giorno: Rifugio Don Barbera (2070 m s.l.m.) - Punta Marguareis (2651 m s.l.m.) - Rifugio Garelli (1965 m s.l.m.)
Lasciamo di buon'ora il Rifugio e ci incamminiamo per la via diretta al Marguareis, la cima più alta delle Alpi Liguri. Il tempo è bello e c'è un bel sole. Riusciamo a conquistare la vetta in poco più di un'ora e mezza e ci godiamo lo splendido panorama mozzafiato. Non perdiamo troppo tempo perché all'orizzonte ci sono già delle nubi e preferiamo riprendere il nostro cammino visto che ci attende un lungo tratto senza sentiero, se sale la nebbia rischiamo di perderci.

Ancora una puntatina sulla Cima dell'Armusso e poi giù, in cerca della strada verso il Passo del Duca. Però, dopo aver superato il Castello delle Aquile, ecco salire la temuta nebbia, che ci costringe a allungare l'itinerario onde evitare di smarrirci... Decidiamo perciò di far tappa alla Capanna Morgantini, dove ci fermiamo per un veloce pranzo al sacco, e da lì prendere il sentiero ben segnalato per il Passo del Duca. Inizia a piovere sempre più forte, un vero e proprio temporale con tanto di tuoni inquietanti. Provvidenziale al Gias delle Ortiche la casetta di un margaro che ci ospita in attesa che la buriana passi oltre. Intanto si fanno due parole, e ci racconta che anche lui è già stato visitato più volte dai lupi, rimettendoci due vitelli.
Arrivati al Passo del Duca, scendiamo fino in fondo al Vallone del Marguareias per poi risalire al Rifugio Garelli, nostra meta. Totale: 10 ore di cammino...

3^ giorno: Rifugio Garelli 1965 m s.l.m.) - Rifugio Mondovì (1761 m s.l.m.)
La pioggia, fine fine ma incessante, ci costringe a prendere la via più breve di collegamento tra i due rifugi. Neanche due ore di cammino e siamo all'asciutto in un affollato rifugio Mondovì. Avevamo una mezza idea di passare dalla cima delle Saline, ma le condizioni meteorologiche ci hanno fatto preferire la strada più breve.
Un meritato pranzo a base di polenta con 4salse: con fonduta di formaggio, con salsa di porri, con spezzatino di capriolo e con sugo pomodoro & salsiccia. E per finire una bella fettona di crostata con lamponi profumatissimi. La cucina di Mariolino è sempre una garanzia! :)