Pure oggi giornata splendida, con cielo limpidissimo, niente nubi, temperature basse ma sopportabili. E finalmente sono riuscita ad aprofittare del bel tempo per tornare a camminare un po' per monti, così da smaltire intanto un po' delle cene e pranzi natalizi. Obiettivo della camminata: il Rifugio Migliorero, in Valle Stura.
Partenza dalla frazione Besmorello (1451 m s.l.m.) e poi da lì lungo la rotabile che con alcuni tornanti risale nel Vallone dell'Ischiator. Camminata molto facile. Il percorso era innevato ma la neve era poca e ben battuta, e infatti le ciaspole son rimaste inutilizzate e attaccate allo zaino. Peccato solo che gran parte della strada fosse in ombra.
26 dicembre 2006
24 dicembre 2006
Santa Irma
Oggi è il mio onomastico.
Lo sanno in pochi e ancora meno sono quelli che mi fanno gli auguri.
O ben, non importa. In realtà l'onomastico è una ricorrenza poco sentita nella mia famiglia e raramente si festeggia.
Comunque, auguri a tutte quelle che si chiamano, come me, Irma e anche a tutte le Adele, visto che oggi è anche Sant'Adele.
15 dicembre 2006
VdS
Probabilmente inizierò il tirocinio già la prossima settimana.
Bello.
Non vedo l'ora. :o)
14 dicembre 2006
Crostata
Da ieri ho di nuovo un forno. Era da circa due mesi che lo aspettavo... e finalmente ieri me l'hanno portato e montato. E' bellissimo! So già che diventeremo grandi amici.
Così questa mattina mi sono scatenata: ho potuto dar libero sfogo a tutte le mie voglie culinarie represse. Passando poi gran parte del tempo tra una cottura e l'altra a guardare le mie creazioni attraverso il vetro, come una scema :P
Ho preparato le streghe (ricetta delle sorelle Simili), il roast beef, le patate al forno, i batter puddings e una crostata.
La crostata "secondo Carlo", con una frolla un po' particolare, preparata con 300 grammi di farina, 150 grammi di burro, 100 grammi di zucchero, 2 tuorli, 1 cucchiaio di Marsala, la scorza grattata di un limone, 1 pizzico di sale e mezza bustina di lievito. Poi in forno a 180° per circa 45 minuti.
08 dicembre 2006
Regali
Natale si avvicina inesorabile. E io non ho ancora acquistato nessun regalo. La cosa strana è che non ho nemmeno ancora comprato niente per me. Da quando ho una mia limitata disponibilità economica, mi piace farmi dei piccoli regali per Natale, oltre ai canonici regali per i miei cari. Tutti rigorosamente impacchettati, ognuno con la sua etichetta "per Irma da Irma" e messi da parte per essere poi aperti il 25 dicembre.
Ma quest'anno non desidero nulla. Non ho bisogno di niente. Non c'è niente che mi manchi.
No, non è vero. Ho dei desideri. Ma o sono irrealizzabili o son cose che non possono essere messe in un pacchetto sotto l'albero (che non c'è).
Mi mancano cose e persone che nessuno mi può più dare, nemmeno Gesù Bambino in persona (avrebbe dovuto pensarci prima).
E ora piove. Ho voglia di neve.
03 dicembre 2006
A Roma!
Ieri giornata a Roma.
Partiti da Mondovì alle 5 del mattino, abbiamo poi posato i piedi sul suolo della capitale poco dopo le 13. Il pullman ci ha scaricato all'EUR e da lì abbiamo preso la metropolitana fino al punto di raccolta.
La metro è intasatissima. Non ho paura, ma spero fortemente che non capiti nulla perché non oso pensare che potrebbe succedere se la folla fosse presa da un attacco di panico. Ma il mio timore è infondato: siamo tutti persone normali, ordinate, civili. Siamo in tanti, sì, ma tutti pazienti e tranquilli. A un certo punto, non so come, riesco a salire su un treno, che non è pieno: di più, molto di più. Dopo un breve viaggio, che pare interminabile, scendiamo al Circo Massimo.
Una volta fuori, Roma mi sorprende. Anzi: mi colpisce come un pugno allo stomaco e rimango a bocca aperta di fronte ai ruderi che si trovano subito dietro al Circo Massimo. Ma questo primo assaggio è ancora niente!
Sapevo che Roma è una città che trasuda storia ad ogni angolo, non immaginavo però fino a questi punti! E' un museo a cielo aperto! Sfortunatamente non posso perdermi nel mio stupore di fronte alle opere d'arte, perché rischio di perdere il mio gruppo. Quindi ho solo il tempo di brevi occhiate e di scattare qualche foto, purtroppo...
C'è una marea di gente incredibile! Che continua ad arrivare a ondate sul grande spiazzo erboso. Gente comune, famiglie, persone anziane, bambini e giovani. Il clima è sereno, amichevole. Tanti accenti e dialetti diversi: veneti, toscani, emiliani, romagnoli, piemontesi, lombardi. Siamo tutti lì per lo stesso motivo, spinti dagli stessi ideali e dagli stessi desideri, e questo si percepisce ed è una bella sensazione. Non si perde occasione di scambiare qualche parola con chi ci passa accanto. Corredata dalla frase di rito: "voi da dove arrivate?".
Dobbiamo camminare fino a piazza S. Giovanni. Alla fine, il gruppo "Mondovì" lo perdiamo e rimaniamo in due, decisi a fare tutto il possibile per arrivare vicino al palco da dove parleranno Silvio e Gianfranco. Ma arriviamo che la piazza è già colma di persone e riuscire a farsi largo è impresa titanica. Riusciamo ad avanzare fino a un certo punto, ma poi procedere è impossibile. Ci accontentiamo (anche perché, a meno di spiccare il volo, non abbiamo alternative), anche se da dove siamo noi gli oratori li vediamo a malapena.
Alla fine dei discorsi ci rimettiamo in marcia. L'appuntamento è per le 20 al pullman e dobbiamo tornare alla metropolitana. Decidiamo di andare a prenderla alla fermata del Colosseo, così da risparmiarci un po' di strada, visto che i piedi iniziano ad accusare segni di stanchezza. Tanto siamo sicuri che il Colosseo "è lì, in fondo alla via"... ma con orrore ci rendiamo conto che in fondo alla via che abbiamo percorso il Colosseo NON c'è. Ma c'è un altro edificio [S. Maria Maggiore mi dirà poi questa mattina la Guida Rossa del TCI, n.d.a.]. Attimo di panico. Prendo le redini della situazione e vado a chiedere indicazioni in un bar. "Scusi, ma sa, siamo di Cuneo..." :D fortunatamente non siamo poi così fuori strada, e alla fine, non so come, riusciamo a trovare una fermata della nostra linea di metro, anche se non è la fermata che stavamo cercando noi ma quella dopo (Cavour). Viaggio stipati come in un carro bestiame come al mattino, ma ora è pure peggio perché la gente è tutto il giorno che cammina e l'aria - la poca aria che rimane - è irrespirabile. Minuti che paiono ore, perché tra "odore umano" e stanchezza che inizia a farsi sentire, la voglia di riposar le stanche membra sul pullman è sempre più forte. Arriviamo per primi. Gli altri sono rimasti imbottigliati nella massa. Da cosa ci dicono, col passare dei minuti la metropolitana s'è intasata ancora di più. Ci vorranno quasi due ore prima che tutti riescano a tornare al nostro mezzo. A saperlo prima, ci potevamo fermare a mangiare qualcosa di caldo in centro, invece di accontentarci del panino avanzato di pranzo. Aprofitto dell'attesa per prendere due appunti sulla giornata appena trascorsa sul mio fido Moleskine e per dormicchiare un pochino.
Viaggio di ritorno interminabile. Se all'andata, con la luce del giorno, mi ero potuta distrarre guardandomi mezza Italia scorrere fuori dal finestrino, ora è tutto buio e non si vede nulla. Sono stanchissima e cerco di dormire, ma bloccata come sono sul sedile, senza possibilità di distendermi un po' o di allungare le gambe, riuscire a riposare è quasi impossibile. Sosta in autogrill nel primo che troviamo raggiunta l'autostrada a Livorno. Alle 2 del mattino. Autogrill preso d'assalto già da altri pullman prima di noi. E infatti è pieno di gente. Le bariste sono stravolte (ci diranno poi che è dalle 23 che sono sotto assedio) e il cibo scarseggia.
Raggiungiamo la nostra amata cittadina poco dopo le 5. 24 ore dopo la nostra partenza. Sono a pezzi, la schiena che grida vendetta. Però sono contenta. E' stata la prima volta che ho preso parte a una manifestazione di questo tipo. Bella esperienza. Ne valeva la pena.
E ora, andiamo avanti!
Partiti da Mondovì alle 5 del mattino, abbiamo poi posato i piedi sul suolo della capitale poco dopo le 13. Il pullman ci ha scaricato all'EUR e da lì abbiamo preso la metropolitana fino al punto di raccolta.
La metro è intasatissima. Non ho paura, ma spero fortemente che non capiti nulla perché non oso pensare che potrebbe succedere se la folla fosse presa da un attacco di panico. Ma il mio timore è infondato: siamo tutti persone normali, ordinate, civili. Siamo in tanti, sì, ma tutti pazienti e tranquilli. A un certo punto, non so come, riesco a salire su un treno, che non è pieno: di più, molto di più. Dopo un breve viaggio, che pare interminabile, scendiamo al Circo Massimo.
Sapevo che Roma è una città che trasuda storia ad ogni angolo, non immaginavo però fino a questi punti! E' un museo a cielo aperto! Sfortunatamente non posso perdermi nel mio stupore di fronte alle opere d'arte, perché rischio di perdere il mio gruppo. Quindi ho solo il tempo di brevi occhiate e di scattare qualche foto, purtroppo...
C'è una marea di gente incredibile! Che continua ad arrivare a ondate sul grande spiazzo erboso. Gente comune, famiglie, persone anziane, bambini e giovani. Il clima è sereno, amichevole. Tanti accenti e dialetti diversi: veneti, toscani, emiliani, romagnoli, piemontesi, lombardi. Siamo tutti lì per lo stesso motivo, spinti dagli stessi ideali e dagli stessi desideri, e questo si percepisce ed è una bella sensazione. Non si perde occasione di scambiare qualche parola con chi ci passa accanto. Corredata dalla frase di rito: "voi da dove arrivate?".
Alla fine dei discorsi ci rimettiamo in marcia. L'appuntamento è per le 20 al pullman e dobbiamo tornare alla metropolitana. Decidiamo di andare a prenderla alla fermata del Colosseo, così da risparmiarci un po' di strada, visto che i piedi iniziano ad accusare segni di stanchezza. Tanto siamo sicuri che il Colosseo "è lì, in fondo alla via"... ma con orrore ci rendiamo conto che in fondo alla via che abbiamo percorso il Colosseo NON c'è. Ma c'è un altro edificio [S. Maria Maggiore mi dirà poi questa mattina la Guida Rossa del TCI, n.d.a.]. Attimo di panico. Prendo le redini della situazione e vado a chiedere indicazioni in un bar. "Scusi, ma sa, siamo di Cuneo..." :D fortunatamente non siamo poi così fuori strada, e alla fine, non so come, riusciamo a trovare una fermata della nostra linea di metro, anche se non è la fermata che stavamo cercando noi ma quella dopo (Cavour). Viaggio stipati come in un carro bestiame come al mattino, ma ora è pure peggio perché la gente è tutto il giorno che cammina e l'aria - la poca aria che rimane - è irrespirabile. Minuti che paiono ore, perché tra "odore umano" e stanchezza che inizia a farsi sentire, la voglia di riposar le stanche membra sul pullman è sempre più forte. Arriviamo per primi. Gli altri sono rimasti imbottigliati nella massa. Da cosa ci dicono, col passare dei minuti la metropolitana s'è intasata ancora di più. Ci vorranno quasi due ore prima che tutti riescano a tornare al nostro mezzo. A saperlo prima, ci potevamo fermare a mangiare qualcosa di caldo in centro, invece di accontentarci del panino avanzato di pranzo. Aprofitto dell'attesa per prendere due appunti sulla giornata appena trascorsa sul mio fido Moleskine e per dormicchiare un pochino.
Viaggio di ritorno interminabile. Se all'andata, con la luce del giorno, mi ero potuta distrarre guardandomi mezza Italia scorrere fuori dal finestrino, ora è tutto buio e non si vede nulla. Sono stanchissima e cerco di dormire, ma bloccata come sono sul sedile, senza possibilità di distendermi un po' o di allungare le gambe, riuscire a riposare è quasi impossibile. Sosta in autogrill nel primo che troviamo raggiunta l'autostrada a Livorno. Alle 2 del mattino. Autogrill preso d'assalto già da altri pullman prima di noi. E infatti è pieno di gente. Le bariste sono stravolte (ci diranno poi che è dalle 23 che sono sotto assedio) e il cibo scarseggia.
Raggiungiamo la nostra amata cittadina poco dopo le 5. 24 ore dopo la nostra partenza. Sono a pezzi, la schiena che grida vendetta. Però sono contenta. E' stata la prima volta che ho preso parte a una manifestazione di questo tipo. Bella esperienza. Ne valeva la pena.
E ora, andiamo avanti!
29 novembre 2006
Ravanando per la Valle Pesio
Guida alla mano siamo partiti dal Pian delle Gorre. Ma dopo più di un'ora di marcia ci siamo accorti di aver preso il sentiero sbagliato... che era a fondo cieco. Il tempo limitato ci ha costretti a rinunciare all'ascesa (e perché, anche volendo, alla fine il sentiero giusto non siamo riusciti a individuarlo). Peccato.
Vorrà dire che ritenteremo in futuro.
Sperando di riuscire a capire dove cappero si trova quel maledetto "sentiero che sale a sinistra nella faggeta".
26 novembre 2006
Oggi canto questa
JEALOUS GUY - John Lennon
I was dreaming of the past.
And my heart was beating fast,
I began to lose control,
I began to lose control.
I didn't mean to hurt you,
I'm sorry that I made you cry,
I didn't want to hurt you,
I'm just a jealous guy.
I was feeling insecure,
You might not love me any more,
I was shivering inside,
I was shivering inside.
I was trying to catch your eyes,
Thought that you were trying to hide,
I was swallowing my pain,
I was swallowing my pain.
I was dreaming of the past.
And my heart was beating fast,
I began to lose control,
I began to lose control.
I didn't mean to hurt you,
I'm sorry that I made you cry,
I didn't want to hurt you,
I'm just a jealous guy.
I was feeling insecure,
You might not love me any more,
I was shivering inside,
I was shivering inside.
I was trying to catch your eyes,
Thought that you were trying to hide,
I was swallowing my pain,
I was swallowing my pain.
24 novembre 2006
23 novembre 2006
Carpe Diem
Da qualche giorno ci penso.
Al fatto che spesso si perdono delle occasioni. Si buttano via perché si è distratti da altro, oppure perché lì per lì non le riconosciamo o non le riteniamo importanti. Salvo poi rendersi conto a posteriori che forse sarebbe stato meglio far scelte diverse. Senza lasciarsi troppo condizionare dal mondo esterno e dai falsi moralismi.
Come un disco rotto dentro di me si ripete all'infinito questo verso di Camillo Sbarbaro:
E per cosa? La vita è breve, costellata di dolore e sofferenza. Perché gettare alle ortiche le cose belle che ci possono capitare?
Ora non so che darei per poter tornare indietro.
Al fatto che spesso si perdono delle occasioni. Si buttano via perché si è distratti da altro, oppure perché lì per lì non le riconosciamo o non le riteniamo importanti. Salvo poi rendersi conto a posteriori che forse sarebbe stato meglio far scelte diverse. Senza lasciarsi troppo condizionare dal mondo esterno e dai falsi moralismi.
Come un disco rotto dentro di me si ripete all'infinito questo verso di Camillo Sbarbaro:
"Felicità non t'ho riconosciuta che al fruscio con cui ti allontanavi"E resta un po' d'amaro in bocca. Per quello che poteva essere e non c'è stato (per ora, ma meglio non farsi troppe illusioni). Per quella felicità che era lì a portata di mano e che non ho voluto prendere.
E per cosa? La vita è breve, costellata di dolore e sofferenza. Perché gettare alle ortiche le cose belle che ci possono capitare?
Ora non so che darei per poter tornare indietro.
“Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici ”
(da "Walden ovvero la vita nei boschi" di Thoureau)
22 novembre 2006
Casino del Cars (1864 m s.l.m.)
La giornata era spettacolare! come si può vedere dalla foto che ho scattato una volta arrivata a destinazione. Niente foschie o nebbie a nascondere la pianura, aria cristallina tanto era nitida e pulita. Proprio bello, da non voler più tornar giù. Anche perché al sole, riparati dall'aria da alcune grosse rocce, a ridere per le battute dei colleghi, si stava divinamente. Ma ahimé il tempo è tiranno e dopo una breve pausa per mangiare e riposare un pochino, si è dovuti tornar giù a valle.
19 novembre 2006
Tra castelli e vigne
Alla fine, prima di rientrare, siamo anche andati a visitare il castello, molto bello e ben conservato.
Bel giro. Peccato solo per la luce, che dato il cielo velato non era delle migliori. Però è stata una bella camminata, e la compagnia più che gradevole non ha fatto che rendere la giornata molto piacevole.
17 novembre 2006
Diamante
Come forse si può notare da quanto scrivo, sono attaccatissima alla mia terra. Quando sono in giro per lavoro, poter vedere attorno a me le mie montagne, il profilo inconfondibile della mia città, tutti i posti che mi sono cari mi fa stare bene e in pace con me stessa.
Però c'è un altro posto che occupa una fetta del mio cuore.
Diamante. La "Perla del Tirreno", come la definì Matilde Serao. Un bellissimo paesino di pescatori che se ne sta arroccato sulla costa calabrese, la riviera dei cedri.
Ci sono stata la prima volta che avevo 3 anni. E da quel momento in poi tutte le estati, quasi senza eccezioni. Oramai anche laggiù per me è "casa". Distante più di 1000 km da qui, permette davvero di staccare dalla vita di tutti i giorni, lontano da impegni, preoccupazioni.
Quando riesco a andare giù per farmi qualche giorno di ferie è un vero e totale relax. E ogni tanto, soprattutto adesso che le giornate qui iniziano a essere fredde e corte, ripenso con nostalgia al sole, al mare, alle passeggiate sul lungomare, al raspio vetrino delle cicale nelle ore più calde del pomeriggio, a tutti i colori e profumi di quell'angolino di Calabria. Il dedalo delle viuzze della città vecchia qui e là variopinte per i murales, la mozzarella fresca del caseificio artigianale, il sapore incredibile dei pomodori maturati al caldo sole meridionale, la strepitosa granita al cedro di Pierino, il pesce freschissimo della "Guardiola" pescato e cucinato da Pino, i fusilli al sugo di capra del Ristorante "Gli Ontani" a Buonvicino, gli scogli della spiaggia del lungomare sud dove da bambina mi piaceva passare ore a catturare granchietti e chioccioline, i tramonti sul mare, la generosità e ospitalità della gente di Calabria, il piccante dei diavolilli, e il Pane! e che Pane! in grandi forme, da tagliare a fette, che rimane buono per tanti giorni!...
Che voglia di fuggire e andare laggiù. La tentazione ce l'ho ogni volta che prendo l'autostrada in direzione Savona. Devo uscire a Ceva per andare al lavoro, ma quanto vorrei tirar dritto e andare a ricaricarmi le pile nella mia bella Calabria.
Questa foto l'ho scattata lo scorso maggio, dal lungomare nord di Diamante. Il mare era un po' agitato, ma il colore e la luce erano splendidi. Ora ce l'ho come sfondo del desktop.
Però c'è un altro posto che occupa una fetta del mio cuore.
Diamante. La "Perla del Tirreno", come la definì Matilde Serao. Un bellissimo paesino di pescatori che se ne sta arroccato sulla costa calabrese, la riviera dei cedri.
Ci sono stata la prima volta che avevo 3 anni. E da quel momento in poi tutte le estati, quasi senza eccezioni. Oramai anche laggiù per me è "casa". Distante più di 1000 km da qui, permette davvero di staccare dalla vita di tutti i giorni, lontano da impegni, preoccupazioni.
Quando riesco a andare giù per farmi qualche giorno di ferie è un vero e totale relax. E ogni tanto, soprattutto adesso che le giornate qui iniziano a essere fredde e corte, ripenso con nostalgia al sole, al mare, alle passeggiate sul lungomare, al raspio vetrino delle cicale nelle ore più calde del pomeriggio, a tutti i colori e profumi di quell'angolino di Calabria. Il dedalo delle viuzze della città vecchia qui e là variopinte per i murales, la mozzarella fresca del caseificio artigianale, il sapore incredibile dei pomodori maturati al caldo sole meridionale, la strepitosa granita al cedro di Pierino, il pesce freschissimo della "Guardiola" pescato e cucinato da Pino, i fusilli al sugo di capra del Ristorante "Gli Ontani" a Buonvicino, gli scogli della spiaggia del lungomare sud dove da bambina mi piaceva passare ore a catturare granchietti e chioccioline, i tramonti sul mare, la generosità e ospitalità della gente di Calabria, il piccante dei diavolilli, e il Pane! e che Pane! in grandi forme, da tagliare a fette, che rimane buono per tanti giorni!...
Che voglia di fuggire e andare laggiù. La tentazione ce l'ho ogni volta che prendo l'autostrada in direzione Savona. Devo uscire a Ceva per andare al lavoro, ma quanto vorrei tirar dritto e andare a ricaricarmi le pile nella mia bella Calabria.
Questa foto l'ho scattata lo scorso maggio, dal lungomare nord di Diamante. Il mare era un po' agitato, ma il colore e la luce erano splendidi. Ora ce l'ho come sfondo del desktop.
12 novembre 2006
Monte Alpet (1611 m s.l.m.)
Oggi escursione tranquilla. In programma c'era una passeggiata per Langhe, ma la nebbia ci ha fatto desistere e optare per un'altra destinazione.
Dopo una breve consultazione con i colleghi, abbiamo deciso di fare un giretto sul Monte Alpet. Siamo arrivati in auto fino alla Pra di Roburent e da lì abbiamo proseguito a piedi.
La giornata era davvero spettacolare, al sole faceva veramente caldo contando che siamo quasi a metà novembre.
Il Monte Alpet è piuttosto bassino, però la vista dalla cima è molto bella, sia verso il Monviso e la pianura (vedere foto allegata), sia verso le altre montagne delle Alpi Monregalesi.
Dopo una breve consultazione con i colleghi, abbiamo deciso di fare un giretto sul Monte Alpet. Siamo arrivati in auto fino alla Pra di Roburent e da lì abbiamo proseguito a piedi.
La giornata era davvero spettacolare, al sole faceva veramente caldo contando che siamo quasi a metà novembre.
Il Monte Alpet è piuttosto bassino, però la vista dalla cima è molto bella, sia verso il Monviso e la pianura (vedere foto allegata), sia verso le altre montagne delle Alpi Monregalesi.
11 novembre 2006
Passo del Duca (1989 m s.l.m.)
Giro breve ma comunque una bella camminata, con partenza da Pian delle Gorre (992 m s.l.m.) fino al Passo del Duca (1989 m s.l.m.).
La giornata era abbastanza limpida, temperatura molto gradevole al sole, un po' più fresca all'ombra. Davvero una bella escursione. Abbiamo anche visto un gruppetto di camosci, già con la scura livrea invernale, che stavano pascolando ai piedi del Marguareis.
07 novembre 2006
Ma che dovrei fare?
Ultimamente mangio poco. Poco appetito, lo stomaco per lo più chiuso. Diciamo che è per troppo stress.
Oggi passo tutta la mattina a lavorare. Gran parte del tempo l'ho trascorso in mezzo a un centinaio di vacche, per lo più libere, a schivare calci e a prendermi codate in faccia. Non ho fatto colazione. Non avevo fame. Ho preso un dito di caffé a metà mattina con due cucchiaini di zucchero, perché la fatica e l'ipoglicemia iniziavano a farsi sentire. Non bevo mai caffé, ma questo passava il convento e quindi meglio che niente.
Arrivo a casa che è ormai ora di pranzo. Però prima ci vuole assolutamente una doccia, visto che "profumo" decisamente di stalla. Tempo mezz'ora o poco più e ho finito, scendo in cucina perché ora un'idea di fame forse c'è. E cosa trovo? Tutto sbaraccato, nemmeno più un piatto per me in tavola. La pasta avanzata già data al cane. Ovviamente mi si è di nuovo chiuso lo stomaco. Fossi da sola è un conto. Ma io non vivo da sola. Ed è peggio. Perché qui pare che nessuno si sia accorto che esisto, che mangio poco o nulla e che sto male. Che bello.
Ho caricato i piatti e le pentole sporche in lavastoviglie e l'ho fatta partire. Poi me ne sono tornata qui in camera. Magari più tardi esco e vado a farmi un giro, per sbollire un po'.
Oggi passo tutta la mattina a lavorare. Gran parte del tempo l'ho trascorso in mezzo a un centinaio di vacche, per lo più libere, a schivare calci e a prendermi codate in faccia. Non ho fatto colazione. Non avevo fame. Ho preso un dito di caffé a metà mattina con due cucchiaini di zucchero, perché la fatica e l'ipoglicemia iniziavano a farsi sentire. Non bevo mai caffé, ma questo passava il convento e quindi meglio che niente.
Arrivo a casa che è ormai ora di pranzo. Però prima ci vuole assolutamente una doccia, visto che "profumo" decisamente di stalla. Tempo mezz'ora o poco più e ho finito, scendo in cucina perché ora un'idea di fame forse c'è. E cosa trovo? Tutto sbaraccato, nemmeno più un piatto per me in tavola. La pasta avanzata già data al cane. Ovviamente mi si è di nuovo chiuso lo stomaco. Fossi da sola è un conto. Ma io non vivo da sola. Ed è peggio. Perché qui pare che nessuno si sia accorto che esisto, che mangio poco o nulla e che sto male. Che bello.
Ho caricato i piatti e le pentole sporche in lavastoviglie e l'ho fatta partire. Poi me ne sono tornata qui in camera. Magari più tardi esco e vado a farmi un giro, per sbollire un po'.
04 novembre 2006
Volersi far del male
Svegliarsi la mattina e rendersi conto che, forse, oggi si sta un pochino meglio di ieri.
Ma poi andare al computer e mettersi a rileggere tutte le sue email...
Ma poi andare al computer e mettersi a rileggere tutte le sue email...
01 novembre 2006
La nostra notte
Non ho mai scritto poesie. Non credo di esserne capace, ma invidio molto chi riesce a sublimare le emozioni in parole e a metterle nero su bianco.
Come ad esempio in questa, che non ho scritto io ma mio cugino Giovanni, pubblicata in un suo libro nel 1990 (Frammenti di Poesie, ed. La Ghisleriana).
Impressionante davvero quanto oggi ritrovi di me in questi versi.
Come ad esempio in questa, che non ho scritto io ma mio cugino Giovanni, pubblicata in un suo libro nel 1990 (Frammenti di Poesie, ed. La Ghisleriana).
Impressionante davvero quanto oggi ritrovi di me in questi versi.
La nostra notte
come un dolce incubo.
Il tuo profumo
addosso
era la vita.
E' sparito
contro la realtà crudele,
s'è fatto sudore freddo,
dolore.
Confusa e felice
Felice perché mi sta capitando una cosa bellissima grazie a una persona così splendida che ogni tanto mi viene il dubbio che esista davvero.
Confusa perché non so ancora che succederà.
Ma sono anche spaventata. Ho paura perché temo di perdere il controllo dei miei sentimenti e di dare una di quelle nasate memorabili.
Parimenti, ho paura di sbagliare ed essere io stessa la causa del fallimento.
Mi sento un po' come se fossi intenta in un'ascesa a una vetta altissima (giusto per restare in tema "montagne"). La cima è lì, la vedo, bellissima, sembra essere a poca distanza. In realtà il cammino è lungo e pieno di insidie. Certi momenti mi pare di essere su un sentiero facile e che la meta sia vicina, ma in altri è come aver che fare con rocce verticali dove un solo passo falso mi porterebbe a precipitare giù in fondo.
Però non voglio fuggire. Non posso scappare da una cosa che ancora non ho capito fino in fondo e che potrebbe essere qualcosa di importante.
Certe situazioni vanno affrontate con coraggio e forse con anche un briciolo di imprudenza.
Sempre meglio dire "abbiamo provato e non è andata" che restare per tutta la vita col rimpianto di non aver nemmeno tentato.
Il problema è che forse quest'altra persona la pensa diversamente.
Non so se questo post abbia una logica. Scusatemi. Ma, come ho detto, sono confusa.
[Aggiornamento delle 16]
Come al solito. Io NON posso essere felice. Perché quando capita, poi succede sempre qualcosa che mi fa ripiombare nello sconforto.
Per rimanere nella metafora di cui sopra: c'è stata una scossa di terremoto che ha agitato la "mia" montagna. E io sono rotolata giù. Ora sono di nuovo in fondo, ferita e attonita, tutta la strada percorsa annullata in un attimo.
Scrivevo che non volevo fuggire. Non fuggo, perché ho troppo male per decidere fare qualsiasi cosa.
Non so che succederà, se succederà qualcosa, se farò qualcosa. Non so più nulla ormai.
Un po' me lo sentivo che sarebbe andata così, devo avere un magnete interno attira-sfiga. Mi sono illusa che per _una_ volta le cose potessero andare in un'altra direzione, ma, come ho scritto, era solo un'illusione.
"La solitudine si paga in lacrime" e io sto di nuovo pagando... :°(
Confusa perché non so ancora che succederà.
Ma sono anche spaventata. Ho paura perché temo di perdere il controllo dei miei sentimenti e di dare una di quelle nasate memorabili.
Parimenti, ho paura di sbagliare ed essere io stessa la causa del fallimento.
Mi sento un po' come se fossi intenta in un'ascesa a una vetta altissima (giusto per restare in tema "montagne"). La cima è lì, la vedo, bellissima, sembra essere a poca distanza. In realtà il cammino è lungo e pieno di insidie. Certi momenti mi pare di essere su un sentiero facile e che la meta sia vicina, ma in altri è come aver che fare con rocce verticali dove un solo passo falso mi porterebbe a precipitare giù in fondo.
Però non voglio fuggire. Non posso scappare da una cosa che ancora non ho capito fino in fondo e che potrebbe essere qualcosa di importante.
Certe situazioni vanno affrontate con coraggio e forse con anche un briciolo di imprudenza.
Sempre meglio dire "abbiamo provato e non è andata" che restare per tutta la vita col rimpianto di non aver nemmeno tentato.
Il problema è che forse quest'altra persona la pensa diversamente.
Non so se questo post abbia una logica. Scusatemi. Ma, come ho detto, sono confusa.
[Aggiornamento delle 16]
Come al solito. Io NON posso essere felice. Perché quando capita, poi succede sempre qualcosa che mi fa ripiombare nello sconforto.
Per rimanere nella metafora di cui sopra: c'è stata una scossa di terremoto che ha agitato la "mia" montagna. E io sono rotolata giù. Ora sono di nuovo in fondo, ferita e attonita, tutta la strada percorsa annullata in un attimo.
Scrivevo che non volevo fuggire. Non fuggo, perché ho troppo male per decidere fare qualsiasi cosa.
Non so che succederà, se succederà qualcosa, se farò qualcosa. Non so più nulla ormai.
Un po' me lo sentivo che sarebbe andata così, devo avere un magnete interno attira-sfiga. Mi sono illusa che per _una_ volta le cose potessero andare in un'altra direzione, ma, come ho scritto, era solo un'illusione.
"La solitudine si paga in lacrime" e io sto di nuovo pagando... :°(
29 ottobre 2006
Alba
Giornata fortunata. Niente nebbia (meno male!), temperatura estiva. E finalmente abbiamo incarnierato la prima starna della stagione.
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